Imprese in Liguria: come funziona il Servizio Nuove Imprese del CLP

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Imprese in Liguria: come funziona il Servizio Nuove Imprese del CLP

Ascolta l’intervista completa a Matteo Gatto, referente dello Sportello Creazione d’Impresa e Servizi per le Imprese del CLP.

Imprese in Liguria: come funziona il Servizio Nuove Imprese del CLP

“Prima o poi mi metto in proprio”.

A volte comincia così: con una frase detta quasi per scherzo, che passo dopo passo diventa un’idea e poi un progetto immaginato nei ritagli di tempo. Magari mentre si fa un altro lavoro, mentre si guarda un locale sfitto, si pensa a un servizio che manca, a una competenza che potrebbe diventare attività.

Ma il percorso che porta un’idea a trasformarsi in un’impresa capace di durare nel tempo è delicato e complesso.

È qui che entra in gioco il Servizio Nuove Imprese, il programma di orientamento e supporto dedicato a chi vuole avviare una nuova attività o sviluppare un’idea imprenditoriale a Genova e in Liguria. Il servizio fa parte della piattaforma nazionale SNI – Servizio Nuove Imprese, promossa da Unioncamere e dalle Camere di Commercio, ed è gestito a livello locale dal CLP – Centro Ligure per la Produttività, agenzia formativa della Camera di Commercio di Genova.

A raccontarlo a Radio Babboleo è Matteo Gatto, referente dello Sportello Creazione d’Impresa e Servizi per le Imprese del CLP.

In Liguria nascono quasi 8 mila imprese in un anno

La voglia di fare impresa, in Liguria, non manca.

Nel 2025, secondo i dati Unioncamere-InfoCamere Movimprese ripresi dalla Camera di Commercio di Genova, si sono registrate 7.964 nuove iscrizioni e 7.232 cessazioni, con un saldo positivo di 732 imprese. Le imprese attive a fine anno erano 132.857, in lieve calo rispetto al 2024, quando erano 133.224.

Ogni anno migliaia di persone aprono una partita IVA, avviano un’attività, provano a trasformare una competenza o un’intuizione in lavoro e sono proprio questi dati a raccontarcelo. Tuttavia, accanto alle nuove aperture ci sono anche molte chiusure. Per questo il tema non è soltanto partire, ma costruire fin dall’inizio un progetto capace di stare in piedi.

Il saldo positivo del 2025, inoltre, non è uguale per tutti i settori. Restano negativi commercio, alloggio e ristorazione, agricoltura, manifattura e trasporti, mentre le società di capitale registrano un saldo positivo di 1.142 unità. Crescono anche le imprese straniere, passate da 23.863 a 24.735, con un saldo positivo di 1.145 imprese.

Fare impresa in Liguria oggi significa muoversi in un territorio fatto di piccole e medie imprese, commercio, artigianato, turismo, servizi, portualità, logistica, economia del mare e innovazione.

Non c’è solo Genova: il tessuto imprenditoriale ligure attraversa Savona, Imperia, La Spezia, l’entroterra e le aree costiere, con vocazioni diverse e bisogni differenti.

Per questo orientarsi prima di partire diventa ancora più importante: ogni progetto deve capire non solo se può funzionare, ma dove può funzionare e dentro quale mercato.

È in questo contesto che il Servizio Nuove Imprese diventa particolarmente utile. Perché aiuta chi ha un’idea non solo a capire come partire, ma soprattutto a chiedersi prima se quell’idea ha un mercato, quali costi comporta, quali clienti può raggiungere e quali strumenti servono per renderla sostenibile.

Una buona idea non basta

Ma una buona idea è sufficiente?

La buona idea è la base su cui costruire un progetto di impresa molto più articolato”, ci ha spiegato Matteo Gatto. Il rischio è affrontare l’avvio di un’attività con superficialità: trovare i soldi, conoscere qualche passaggio burocratico, aprire e poi “vedere come va”.

È proprio questo, secondo Gatto, l’errore più grave.

Il consiglio è quello di fermarsi un momento e, soprattutto, mettere alla prova la propria idea, provando a guardarla anche con occhi esterni.

Perché è facile innamorarsi della propria intuizione. Ma per trasformarla in un lavoro vero bisogna prima capire se è sostenibile, se può durare nel tempo, se risponde davvero a un bisogno.

Perché l’obiettivo non è aprire a tutti i costi, ma costruire qualcosa che possa reggere.

Le domande da farsi prima di aprire un’impresa

Ma quali sono le domande da farsi prima?

Il primo ordine di domande riguarda il mercato: la mia idea ha davvero uno spazio? Esistono clienti interessati? Quale bisogno voglio soddisfare?

Poi occorre valutare la sostenibilità economica: quanto costa partire? Quali ricavi posso realisticamente immaginare? Il progetto può stare in piedi anche dal punto di vista finanziario?

E poi c’è l’organizzazione concreta: che cosa devo fare, passo dopo passo, per rendere operativa l’attività? Quali adempimenti devo conoscere? Quali risorse mi servono? Quali competenze devo rafforzare?

Spesso, racconta Gatto, le persone arrivano con una visione ancora molto astratta della propria idea. Il passaggio più difficile è calarla nella realtà. È lì che molte idee cambiano forma. Alcune si rafforzano, altre mostrano subito le proprie fragilità.

Ed è meglio scoprirlo prima.

Cuore e testa devono parlarsi

Senza motivazione, senza desiderio, senza convinzione, è difficile anche solo cominciare.

Insomma, mettersi in proprio richiede entusiasmo.

Matteo Gatto parla di un equilibrio sottile: da una parte il rischio di essere troppo innamorati della propria idea, dall’altra quello di scoraggiarsi troppo presto. Per fare impresa servono cuore e testa insieme. Bisogna crederci, certo. Ma bisogna anche mantenere una mente lucida, capace di analizzare dati, costi, mercato, clienti e rischi.

È uno dei punti più importanti del Servizio Nuove Imprese: aiutare chi ha un’idea a non lasciarla nel cassetto, ma anche a non trasformarla in un salto nel vuoto.

Che cosa succede quando ci si rivolge al CLP

Il percorso con il CLP parte da un primo incontro di accoglienza.

Non esiste un pacchetto uguale per tutti. Il servizio viene costruito in base all’idea presentata e ai bisogni della persona. C’è chi ha bisogno di orientamento iniziale, chi di formazione, chi di una consulenza individuale, chi di un accompagnamento più strutturato alla stesura del business plan.

L’obiettivo è capire da dove partire, quali strumenti servono davvero e quali passaggi affrontare per primi.

Il Servizio Nuove Imprese offre orientamento, formazione, consulenze e supporto per affrontare i primi passaggi: dalla valutazione dell’idea all’analisi del mercato, dal piano economico-finanziario agli adempimenti iniziali, fino alla strategia di comunicazione.

Un accompagnamento che serve anche a sentirsi meno soli. Perché l’avvio di un’impresa è un momento delicato e, sul territorio, sottolinea Gatto, manca ancora spesso una vera cultura d’impresa.

Il business plan non è solo un documento

Tra gli strumenti più importanti c’è il business plan, o piano d’impresa.

Non è soltanto un documento da compilare, ma uno strumento per mettere ordine. Ci permette di capire come funziona davvero il progetto, quali costi comporta, quali ricavi può generare, quale mercato vuole raggiungere, chi sono i concorrenti, quali sono i clienti e quali bisogni hanno.

Dentro il business plan entrano l’analisi economico-finanziaria, il piano operativo di avvio, l’organizzazione dell’attività, la strategia di comunicazione e tutti quegli elementi che permettono di passare dall’intuizione alla realtà.

Mettere ordine prima di partire non rallenta il progetto. Lo protegge.

Le tre domande che il CLP farebbe a chi ha un’idea

Se una persona arrivasse al CLP dicendo “ho un’idea”, le prime domande sarebbero molto concrete.

Chi sono i tuoi clienti?

Quale bisogno vuoi soddisfare?

Quanto dovrebbe generare, in termini di ricavi, la tua attività?

Poi arriva un’altra domanda decisiva: hai verificato davvero tutti gli aspetti organizzativi e operativi del progetto?

Perché un conto è immaginare un’attività. Un altro è capire come aprirla, gestirla, comunicarla, sostenerla economicamente e farla crescere.

Le attitudini che servono per mettersi in proprio

C’è anche un altro tema, meno tecnico ma fondamentale: capire se si ha l’atteggiamento mentale giusto per fare impresa.

Il CLP non valuta la persona, chiarisce Gatto. Non dà giudizi personali. Però aiuta a riflettere sulle attitudini necessarie per affrontare un percorso imprenditoriale.

Servono spirito di intraprendenza, capacità di gestire lo stress, abitudine a raccogliere dati, disponibilità a relazionarsi con le persone, lucidità nelle decisioni. Fare impresa significa avere un’idea, ma anche saperla mettere alla prova ogni giorno.

E a volte il supporto serve anche a questo: capire se è il momento giusto per partire, oppure se conviene fermarsi, rafforzare il progetto e non fare il passo più lungo della gamba.

SNI e CLP: da dove cominciare

Il primo passo concreto, per chi ha un’idea nel cassetto, è informarsi.

La piattaforma SNI – Servizio Nuove Imprese di Unioncamere è pensata proprio per accompagnare gli aspiranti imprenditori con servizi online e punti di riferimento sul territorio. A livello locale, il riferimento per Genova è il CLP – Centro Ligure per la Produttività, che opera all’interno del sistema camerale e offre supporto formativo e informativo a chi vuole sviluppare un progetto imprenditoriale.

Il servizio permette di confrontarsi con esperti in modo gratuito e super partes, per capire se l’idea può diventare un’impresa sostenibile, quali passaggi affrontare e quali strumenti utilizzare.

Chi vuole restare aggiornato sulle iniziative del CLP può consultare il sito clpge.it e iscriversi alla newsletter.

Perché un’idea lasciata sola rischia di restare un sogno. Un’idea accompagnata, invece, può diventare un progetto.

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