Se le macchine ci fanno risparmiare tempo, perché continuiamo a lavorare come prima? Il Partito Capibara arriva in Liguria: “Casa, cibo, salute, istruzione, utenze e trasporti dovrebbero essere gratuiti”

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Se le macchine ci fanno risparmiare tempo, perché continuiamo a lavorare come prima? Il Partito Capibara arriva in Liguria: “Casa, cibo, salute, istruzione, utenze e trasporti dovrebbero essere gratuiti”

GENOVA – C’è stato un tempo in cui per fare una telefonata serviva qualcuno che collegasse fisicamente le linee. E per produrre verbali e documenti servivano dattilografi, prima che computer e programmi di videoscrittura assorbissero gran parte di quel lavoro. I mestieri cambiano insieme alla tecnologia. E quindi viene naturale chiederselo: se oggi intelligenza artificiale, robotica e digitalizzazione più in generale permettono di fare più cose con meno lavoro umano, che cosa facciamo del tempo risparmiato?

È una delle questioni che pone il Partito Capibara, progetto politico nato online dentro il più ampio Movimento Gratuitista e ora impegnato a uscire dai social per incontrare le persone sul territorio. Questo fine settimana toccherà alla Liguria: venerdì 18 settembre alle 18.30 al Circolo Canaletto della Spezia e domenica 20 settembre alle 15 al parco di Villa Groppallo, a Genova Nervi. Le due tappe chiudono un tour partito da Livorno e passato anche da Massa e Firenze.

“Siamo dentro uno sviluppo tecnologico molto rapido”, spiega Lorenzo Marcenaro, attivista genovese del Partito Capibara e del Movimento Gratuitista. “Crediamo che la tecnologia debba essere governata dalla politica e dalla società e utilizzata perché, grazie alla digitalizzazione e alla robotica, si possa liberare il più possibile l’umanità dal lavoro salariato”.

Che cos’è il Gratuitismo

Il gratuitismo propone di sottrarre progressivamente al mercato sei bisogni considerati fondamentali: casa, cibo, salute, istruzione, utenze e trasporti. Il programma pubblicato dal Partito Capibara affianca a questo obiettivo una settimana lavorativa di 24 ore, un salario minimo indicato in 1.560 euro al mese e un reddito universale di 500 euro, che nelle intenzioni del movimento dovrebbe crescere insieme al livello di automazione dell’economia.

Sono proposte radicali, “provocatorie” aggiunge Marcenaro, e il problema delle coperture, dell’attuazione e degli effetti economici resta naturalmente centrale. Il movimento stesso ha scelto per l’appuntamento genovese un titolo che va dritto alla questione: “Chi paga il gratis?”.

Il riferimento culturale dichiarato è anche Mark Fisher, critico britannico autore di Realismo capitalista. Il movimento riprende in particolare la critica all’idea che l’attuale organizzazione economica sia ormai così radicata da rendere difficile persino immaginare alternative, intrecciandola con il post-lavorismo e alcune correnti dell’accelerazionismo di sinistra.

Le REPA: dai principi alle proposte tecniche

Ed è qui che entrano in gioco le REPA, Reti di Progettazione Aperte. Nella struttura costruita dal movimento sono tavoli di lavoro tematici aperti, ai quali possono partecipare persone con competenze professionali, tecniche o accademiche insieme agli attivisti. Marcenaro le descrive come piattaforme nelle quali ciascuno può contribuire in base alle proprie conoscenze per trasformare le idee generali del gratuitismo in progetti più dettagliati.

Il Partito Capibara le definisce una rete di think tank e dichiara che il lavoro non dovrebbe fermarsi all’enunciazione di un principio, ma arrivare a testi normativi, decreti attuativi, analisi dei costi e ipotesi di transizione. I materiali prodotti vengono poi raccolti nei cosiddetti Quaderni di Progettazione Tecnica.

La REPA più avanzata finora è quella sul lavoro: tra il 2023 e il 2025 ha elaborato la proposta per la settimana di 24 ore con salario minimo da 1.560 euro. Altri gruppi lavorano, secondo quanto dichiarato dal movimento, su sanità, casa, trasporti e ulteriori settori.

Il punto va comunque tenuto distinto: questi studi sono prodotti dal movimento e dai suoi gruppi di progettazione. Costi, fattibilità ed effetti delle riforme restano quindi materia da confrontare con valutazioni economiche e istituzionali indipendenti.

Perché proprio un capibara

Inevitabile la domanda: perché chiamare un partito come il più grande roditore del mondo?

“È un animale che rappresenta lo sciallare, lo stare bene, il prendersi cura di sé e del proprio branco”, racconta Marcenaro. “L’ironia serve anche a uscire dagli stereotipi e attirare l’attenzione. Poi, dietro il nome divertente, vogliamo far giudicare la sostanza delle proposte”.

Dal social alla politica

Ora resta da capire se il seguito costruito online sarà in grado di diventare una presenza reale sul territorio. Il Partito Capibara ha avviato una raccolta di adesioni digitali e gli incontri di questi giorni servono anche a mettere faccia a faccia persone che finora si sono conosciute soprattutto attraverso social e contenuti online. Parallelamente deve continuare il lavoro sulle proposte, attraverso le REPA, le reti di progettazione aperte che il movimento utilizza per trasformare i principi del gratuitismo in progetti più strutturati. “Se diventeremo un partito reale, oppure se non riusciremo a diventarlo ma ci daremo altre forme, lo decideremo tutti assieme. Di sicuro, insieme alla propaganda, deve andare avanti il lavoro delle REPA, delle reti di progettazione”, chiosa Marcenaro.

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