“Questione di Karma”: a Genova un viaggio nella consapevolezza con Gianluca Gotto

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“Questione di Karma”: a Genova un viaggio nella consapevolezza con Gianluca Gotto

Esperienze, cambiamento e consapevolezza. E’ questo il cuore pulsante di “Questione di Karma” lo spettacolo di Gianluca Gotto, questa sera – martedì 15 settembre – al Teatro Carlo Felice di Genova.

Non una lezione e neppure una raccolta di formule per stare meglio, ma un racconto costruito attraverso esperienze personali, riflessioni e strumenti di consapevolezza. Al centro, una domanda: quanto di quello che siamo dipende davvero da noi e quanto invece deriva da ciò che abbiamo vissuto o ereditato?

Scrittore, viaggiatore e nomade digitale, Gianluca Gotto ha venduto oltre un milione e mezzo di copie e negli anni ha costruito una comunità molto ampia intorno ai temi della crescita personale e della ricerca di una vita più consapevole.

Questione di Karma, lo spettacolo di Gianluca Gotto

Una delle frasi da cui prende le mosse “Questione di Karma” è anche una delle più nette: “Il dolore è inevitabile, la sofferenza no”.

Per Gotto, la differenza sta nel modo in cui ciò che ci accade continua a vivere dentro di noi.

Ci sono delle cose nella vita che sono oggettivamente dolorose” racconta a Radio Babboleo Gianluca Gotto. “Non potremmo mai dire a qualcuno che ha perso una persona cara, il lavoro o la salute, oppure che ha subito un’ingiustizia, che può essere felice nell’immediato”.

Il dolore va attraversato. Il problema nasce quando smette di essere un’esperienza e diventa parte della nostra identità. “Molte volte continuiamo a stare male proprio perché non diamo a quel dolore la possibilità di sfogarsi, di venire fuori, di fare il suo percorso. Dopo un po’ quel dolore ha esaurito la sua energia. Ma se continuiamo a trattenerlo e soprattutto a pensarci, finiamo per inserirlo dentro la nostra identità”.

Non siamo più qualcuno a cui è successo qualcosa: diventiamo quello che ci è successo. E quella è una sofferenza che ci autoinfliggiamo e che potremmo evitare”.

Il karma come responsabilità

Il titolo dello spettacolo gioca con una parola spesso semplificata o ridotta all’idea di una sorta di conto che prima o poi la vita presenta. Nel racconto di Gotto, invece, il karma ha prima di tutto a che fare con le conseguenze delle nostre scelte.

Noi siamo la conseguenza di tutte le cose che abbiamo fatto su vari livelli del nostro essere: dei nostri pensieri, delle nostre parole, delle nostre azioni. Tutto quello che abbiamo fatto nella nostra vita ci ha portati a questo momento, a essere le persone che siamo e a vivere la vita che viviamo”.

In questo senso, il karma diventa anche una forma di responsabilizzazione. “Ci dice che le cose sono molto più sotto il nostro controllo di quello che crediamo. Però dobbiamo avere gli strumenti giusti per poter cambiare le cose”.

Diverso discorso per il karma familiare. “Da una prospettiva oggettiva questa è la nostra genetica. Ma da una prospettiva spirituale abbiamo ereditato anche tutto quello che i nostri genitori hanno fatto, costruito, distrutto, sognato, amato. Tutti i loro stati d’animo. E questo è un peso che talvolta abbiamo la necessità di alleggerire”.

È uno dei nuclei più delicati dello spettacolo: capire quali schemi ci appartengono davvero e quali, invece, continuiamo a portare avanti senza averli scelti.

Dall’esperienza alla vita di tutti i giorni

Nel percorso di Gotto pesa molto anche l’esperienza accumulata vivendo e viaggiando tra Australia, Canada e Asia.

Trovo affascinante quando scopro aspetti condivisi da culture molto diverse tra loro, lontane geograficamente, nel tempo e nelle tradizioni” racconta Gotto. “Penso che in Occidente abbiamo bisogno non tanto della saggezza orientale, o non solo, ma di una qualche forma di saggezza a cui aggrapparci. Perché l’unica cosa che facciamo ormai in questa parte di mondo è correre, correre, correre, vivere sempre innervositi e distratti e poi chiederci: perché non sono felice?”.

Il punto d’arrivo di “Questione di Karma” è allora anche una possibilità: interrompere ciò che continua a farci soffrire prima che venga trasmesso ad altri.

Forse l’atto spirituale più alto che esista è far sì che le cose dolorose che ci hanno trasmesso finiscano con noi, che non continuino a essere trasmesse a qualcun altro”.

Ascolta l’intervista integrale a Gianluca Gotto

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