Un’estate di soccorsi senza sosta in Liguria: al CRAS di Campomorone il 2026 rischia di diventare un anno record. Lo zoologo: “Il problema è anche la siccità”
GENOVA – Rondoni che si lanciano fuori dai nidi diventati troppo caldi. Gabbiani, ghiri, scoiattoli e altri animali selvatici che arrivano uno dopo l’altro. E poi Renato, un rospo che si è guadagnato anche un nome. L’estate al CRAS Enpa di Campomorone si racconta soprattutto attraverso gli animali che ogni giorno varcano le porte del Centro recupero animali selvatici.
E il 2026 potrebbe diventare un anno da record. “Non si smette un attimo di lavorare, anzi forse quest’anno persino peggio degli altri, perché rischiamo di battere ogni record in fatto di ingressi”, racconta Davide Ruffino, zoologo del CRAS di Campomorone. Nel 2025 il centro aveva chiuso l’anno con 3.070 animali selvatici accolti, mentre già in queste settimane dell’estate precedente gli ingressi erano arrivati, ricorda Rufino, intorno ai 2.500. Un bilancio raccontato a suo tempo anche da Radio Babboleo.
I rondoni e quei nidi che arrivano a 60 gradi
Il caldo di queste settimane non è soltanto uno sfondo. Una parte degli animali soccorsi arriva al centro disidratata, debilitata o con sintomi da ipertermia.
Tra le specie che più raccontano questa estate ci sono i rondoni. Nidificano anche nelle fessure degli edifici, nelle feritoie e nei sottotetti. Quando quegli spazi si surriscaldano, per i piccoli ancora incapaci di volare restare nel nido può diventare insostenibile.
“Quando si arriva a 50 o 60 gradi, dalla disperazione i pulli si buttano di sotto”, spiega Ruffino. Il risultato sono giovani rondoni che finiscono sui marciapiedi o sulle strade. A quel punto l’intervento delle persone che li trovano diventa decisivo: a terra i genitori non tornano a recuperarli e alimentarli.
Non è un fenomeno marginale. Già a metà luglio il CRAS aveva accolto circa 500 rondoni dall’inizio della primavera, con la grande maggioranza degli arrivi concentrata nelle settimane più calde.
Gabbiani, ghiri e scoiattoli
Ma ridurre questi mesi ai rondoni significherebbe raccontarne soltanto una parte. Gabbiani, ghiri e piccoli mammiferi compongono il resto di un’attività che cambia continuamente specie, dimensioni e tipo di intervento.
Il gabbiano reale, del resto, è uno degli ospiti più frequenti del centro durante tutto l’anno. Poi ci sono i ghiri e gli scoiattoli, con cuccioli che richiedono settimane di cure prima di poter tornare autonomi.
Proprio una scoiattolina arrivata neonata è tra le storie ricordate da Ruffino: al CRAS è stata svezzata, cresciuta e infine liberata. Un percorso che riassume il lavoro del centro meglio di molti numeri: l’arrivo, le cure e, quando tutto va bene, il ritorno in natura. Nel giugno scorso il centro aveva raccontato anche il recupero di una piccolissima femmina di scoiattolo rosso trovata nei boschi di Santo Stefano d’Aveto.
Il problema non è soltanto il caldo: manca l’acqua
Dietro molti degli ingressi di questa estate c’è però un problema più ampio. Non sono soltanto le temperature elevate, ma la prolungata mancanza d’acqua.
“L’erba è tutta secca, i boschi stanno seccando, ruscelli e torrenti si prosciugano”, osserva Ruffino. Qualche temporale breve e violento non basta: secondo lo zoologo servirebbero precipitazioni più regolari, capaci di rifornire realmente terreni e corsi d’acqua.
La storia di Renato il rospo
Tra gli animali passati questa estate dal CRAS c’è anche Renato, un rospo maschio trovato immobile vicino a un ruscello nello Spezzino, con una zampa posteriore gonfia, infetta e fratturata. A soccorrerlo due persone, che dopo aver cercato senza successo una struttura disponibile hanno guidato per oltre due ore fino a Campomorone. Qui Renato è stato affidato alle cure del centro e ha iniziato a reagire alle terapie. “Potrebbe rimanere un po’ zoppetto ma starà bene”, chiosa lo zoologo.
L'articolo Un’estate di soccorsi senza sosta in Liguria: al CRAS di Campomorone il 2026 rischia di diventare un anno record. Lo zoologo: “Il problema è anche la siccità” proviene da Babboleo.