Autonomia differenziata, cosa significa e cosa può cambiare per la Liguria

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Autonomia differenziata, cosa significa e cosa può cambiare per la Liguria

Più poteri alla Regione su protezione civile, sanità, professioni e previdenza complementare. È questo, in estrema sintesi, il significato dell’autonomia differenziata per la Liguria, una delle quattro Regioni insieme a Lombardia, Piemonte e Veneto che stanno portando avanti il percorso con il Governo.

L’iter ha compiuto un nuovo passo tra il 21 e il 22 luglio 2026, quando la Camera ha approvato le risoluzioni relative agli schemi di intesa preliminare. Ma attenzione : l’autonomia differenziata non è ancora operativa e nessuna nuova competenza è stata finora trasferita alla Liguria. Il negoziato deve proseguire fino alla definizione dell’intesa.

Ma cosa significa, concretamente, autonomia differenziata ? E cosa potrebbe cambiare per chi vive in Liguria ?

Cos’è l’autonomia differenziata

Il principio è previsto dall’articolo 116 della Costituzione e consente alle Regioni a statuto ordinario di ottenere dallo Stato ulteriori forme di autonomia su specifiche funzioni.

Non significa quindi che la Liguria diventerà una Regione a statuto speciale, né che potrà decidere autonomamente su qualsiasi materia. Stato e Regione devono concordare quali funzioni trasferire e a quali condizioni.

La legge 86 del 2024 ha definito il procedimento da seguire, successivamente sottoposto anche all’esame della Corte costituzionale.

Per la Liguria il percorso era iniziato già diversi anni fa, con gli atti regionali del 2017 e del 2018, ed è tornato concretamente sul tavolo con la pre-intesa firmata nel novembre 2025 dal presidente Marco Bucci e dal ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli.

Quali poteri chiede la Liguria

Uno dei capitoli più significativi riguarda la protezione civile.

In caso di calamità di esclusiva rilevanza regionale, il presidente della Regione potrebbe avere maggiori possibilità di intervenire attraverso ordinanze, anche con alcune deroghe alla normativa statale, entro limiti precisi. L’obiettivo dichiarato è ridurre i tempi delle procedure e rendere più rapida la risposta alle emergenze.

Un tema particolarmente rilevante in una regione fragile dal punto di vista idrogeologico come la Liguria.

Cosa cambia per la sanità

È probabilmente il punto che interessa maggiormente i cittadini, ma anche quello sul quale è più facile fare confusione.

Non significa che tutta la sanità passerà improvvisamente sotto un nuovo regime: il sistema sanitario è già oggi organizzato in larga parte su base regionale.

La trattativa riguarda specifiche funzioni nella materia della tutela della salute collegate al coordinamento della finanza pubblica, quindi soprattutto gli spazi di gestione economica e finanziaria del sistema sanitario regionale. Lo schema è stato trasmesso al Parlamento il 17 aprile 2026 insieme agli altri accordi preliminari.

Secondo il presidente Marco Bucci, una maggiore autonomia permetterebbe alla Liguria di utilizzare con più libertà le risorse e di adattare maggiormente le scelte sanitarie alle caratteristiche del territorio.

Professioni e pensioni integrative

Un altro capitolo riguarda le professioni. Gli Ordini professionali e le professioni sanitarie resterebbero sotto la disciplina nazionale, mentre gli spazi di autonomia possono riguardare soprattutto alcune professioni non organizzate in Ordini e legate alle caratteristiche del territorio, oltre ad alcune procedure per il riconoscimento delle qualifiche professionali.

Sulla previdenza complementare la Regione potrebbe invece promuovere forme pensionistiche integrative su base regionale, anche attraverso accordi con fondi già esistenti, e intervenire sulla loro organizzazione nei limiti stabiliti dalla normativa nazionale ed europea.

Perché l’autonomia differenziata divide

Il tema resta fortemente politico.

Per i sostenitori, attribuire alcune decisioni direttamente alle Regioni significa poter rispondere più rapidamente ai problemi del territorio, ridurre passaggi burocratici e responsabilizzare maggiormente le amministrazioni locali.

Le opposizioni e diversi soggetti ascoltati durante l’iter parlamentare evidenziano invece il rischio che un ampliamento delle competenze regionali possa aumentare le differenze tra territori, soprattutto nei servizi essenziali, e chiedono maggiori garanzie sull’uguaglianza dei diritti e sulle risorse disponibili. Le Commissioni parlamentari hanno ascoltato nei mesi scorsi costituzionalisti, economisti, sindacati, associazioni e rappresentanti degli enti locali proprio sui possibili effetti della riforma.

Per ora, però, per i cittadini liguri non cambia nulla dall’oggi al domani. Gli accordi sono ancora in fase di definizione. Solo al termine del percorso sarà possibile capire esattamente quali poteri passeranno dallo Stato alla Regione e quali effetti concreti avranno su servizi, procedure e risorse.

Alice Rondet

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