Allarme rosso sui litorali: il report di Legambiente e la fragilità della costa Ligure

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Allarme rosso sui litorali: il report di Legambiente e la fragilità della costa Ligure

– Stefano Bigliazzi

«Il dato che colpisce più di tutti noi liguri è che, negli ultimi 16 anni, la città che ha registrato più disastri ambientali legati al clima in tutta Italia è Genova, con ben 50 eventi – afferma Bigliazzi -. Ogni volta che lo sentiamo dire viene un po’ di brivido sulla schiena: dimostra quanto il nostro territorio sia particolarmente fragile e a rischio rispetto al resto del Paese.»

La costiera italiana è sempre più sferzata da eventi meteorologici violenti, la Liguria si posiziona al quarto posto con 99 eventi meteo estremi.

A tracciare la mappa della fragilità dei litorali italiani è l’ultimo report di Legambiente “Spiagge. Gli impatti degli eventi meteo estremi e la gestione delle aree costiere italiane”, realizzato in collaborazione con l’Osservatorio Città Clima. Dall’analisi dei dati relativi al periodo 2010-2026 emerge un quadro critico per l’intero Paese, all’interno del quale la Liguria e il capoluogo registrano dati particolarmente allarmanti.

Liguria la quarta regione più colpita

Se a livello di macro-aree regionali il Sud Italia guida la classifica per numero complessivo di eventi con la Sicilia a quota 232, la Puglia a 136 e la Calabria a 104, la Liguria si posiziona subito dietro. Risultando la quarta regione più colpita d’Italia e la prima in assoluto del Centro-Nord con un totale di 99 eventi meteo estremi in 16 anni, la regione supera contesti complessi come la Campania, ferma a 88 eventi, e il Lazio a 69.

Il dato più impressionante riguarda tuttavia il livello cittadino. Tra tutti i Comuni italiani, il triste primato spetta infatti a Genova, che si attesta al primo posto assoluto in Italia con ben 50 eventi meteo estremi registrati dal 2010 al 2026, staccando nettamente altre grandi città costiere come Bari con 44 episodi, Palermo con 38, Agrigento con 35 e Napoli con 27.

«La cosa straordinaria è che la soluzione indicata dagli esperti per contrastare il dissesto consiste nella ricostruzione dei tradizionali muri a secco – afferma Bigliazzi -. Gli studi più moderni ci dicono che, per proteggere il territorio da eventi meteo estremi, dobbiamo ripartire proprio dalle soluzioni antiche e dalla cura del paesaggio.»

I numeri a livello nazionale

Il caso ligure rappresenta la punta dell’iceberg di un fenomeno nazionale in costante crescita. Negli ultimi 16 anni, su un totale di 643 località costiere italiane, ben 308 (pari al 48%) sono state colpite da 1.073 eventi meteo estremi, che rappresentano quasi il 39% del totale degli eventi censiti in tutta la Penisola.

L’escalation appare ancora più evidente osservando l’evoluzione progressiva degli ultimi anni. Se nel 2023 la percentuale dei comuni costieri colpiti si attestava al 37,3% con 780 eventi, la cifra è salita al 41,2% e 885 eventi nel 2024, toccando il 45,4% con 1.028 eventi nel 2025, fino a raggiungere il picco attuale del 48% e 1.073 eventi nel 2026.

Tra le tipologie di eventi registrate con maggiore frequenza in questi sedici anni spiccano gli allagamenti provocati da piogge intense, con 404 episodi, seguiti da 286 trombe d’aria e 107 mareggiate. Particolarmente preoccupante risulta l’accelerazione osservata nel quinquennio tra il 2022 e il 2026, periodo in cui le mareggiate e le raffiche di vento hanno segnato impennate drammatiche, rispettivamente del +550% e del +80%.

Contro l’erosione delle spiagge, Legambiente: “Almeno il 50% di spiaggia libera”

A questo quadro meteo si aggiunge la gravissima piaga dell’erosione costiera, esacerbata dal cambiamento climatico e dalla pressione antropica. Secondo i dati ISPRA, negli ultimi cinquant’anni l’Italia ha visto scomparire oltre 40 milioni di metri quadrati di spiagge, cancellando preziosi ecosistemi e rendendo i territori sempre più vulnerabili al degrado e allo sviluppo infrastrutturale.

«L’erosione delle spiagge riguarda la tutela e la vivibilità del territorio. Come Legambiente chiediamo che almeno il 50% delle spiagge sia libero: non è uno sproposito se pensiamo che in Francia si arriva all’80% con litorali assolutamente dignitosi. Dobbiamo essere competitivi.» – Stefano Bigliazzi

Di fronte a questa emergenza, culminata di recente anche nei danni causati dal Ciclone Harry, Legambiente sollecita il Governo a superare la logica dei continui interventi d’urgenza. Risulta fondamentale lavorare all’approvazione di una strategia e di un piano nazionale specifico per l’adattamento delle coste, stanziando al contempo le risorse necessarie per attuare il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici.

Inoltre, l’associazione ambientalista richiede una legge restrittiva contro il consumo di suolo per fermare il cemento sulle spiagge e un’azione decisa di rinaturalizzazione della linea di costa, attraverso il ripristino delle fasce dunali e delle zone umide. Un ruolo fondamentale in questo senso è svolto dalla tutela della posidonia spiaggiata, preziosa barriera naturale contro l’erosione che viene invece troppo spesso rimossa con pulizie meccaniche invasive. Infine, sul fronte delle concessioni balneari, si chiede al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di accelerare nella definizione di linee guida chiare per le gare di affidamento, lasciandosi alle spalle le proroghe governative già bocciate nel 2025 dai Tribunali Amministrativi e scommettendo su parametri di sostenibilità, innovazione e co-programmazione con il Terzo Settore.

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