Cantieristica e metalmeccanica trainano l’economia genovese, crescono alta tecnologia e terminal portuali. Ferrari: “Per l’ex Ilva serve un piano”

Read Cantieristica e metalmeccanica trainano l’economia genovese, crescono alta tecnologia e terminal portuali. Ferrari: “Per l’ex Ilva serve un piano” on Babboleo

Cantieristica e metalmeccanica trainano l’economia genovese, crescono alta tecnologia e terminal portuali. Ferrari: “Per l’ex Ilva serve un piano”

GENOVA – L’economia genovese chiude il primo semestre del 2026 con export, ordini e occupazione ancora in crescita. A trainare sono soprattutto cantieristica, metalmeccanica, riparazioni navali e alta tecnologia. Il quadro cambia però guardando ai prossimi mesi, stretti tra le nuove tensioni internazionali e l’incertezza sul futuro industriale di Cornigliano.

Il rapporto “Rewind” del Centro Studi di Confindustria Genova indica un aumento del 2,5% delle vendite all’estero e dello 0,5% degli occupati. La produzione manifatturiera è salita del 2,1%, sostenuta anche dall’accumulo di scorte deciso dalle imprese per proteggersi da eventuali problemi nelle forniture. Più debole il settore dei servizi. Cresce del 3% il fatturato dei terminal portuali, mentre il turismo straniero resta stabile. Calano invece dell’1,4% la domanda italiana e dell’1% il terziario avanzato.

“Non abbiamo oggi comparti realmente in sofferenza”, spiega il presidente di Confindustria Genova Fabrizio Ferrari, Il punto è capire quanto a lungo le imprese potranno assorbire nuove tensioni senza trasferirle su costi, investimenti e produzione”.

La ripresa del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran non ha ancora provocato difficoltà negli approvvigionamenti ma potrebbe incidere sul prezzo dell’energia e sulla disponibilità di alcuni prodotti chimici. Le previsioni per il secondo semestre erano state elaborate durante la tregua tra maggio e giugno e rischiano ora di dover essere riviste.“Il pericolo è ritrovarsi davanti a una crisi che pensavamo di aver lasciato alle spalle“, osserva Giacomo Franceschini, responsabile del Centro Studi.

Sul quadro genovese pesa anche l’ex Ilva. Secondo Ferrari, lo stop agli impianti a caldo impone di superare l’ipotesi di una vendita unitaria e di costruire un nuovo piano per Genova e Novi Ligure. A Cornigliano il nodo riguarda un’area di circa un milione di metri quadrati, oggi occupata da uno stabilimento con 900 addetti e dipendente dall’arrivo dei coil prodotti a Taranto. “L’accordo di programma non può diventare un vincolo che impedisce di salvare il lavoro e reindustrializzare le aree“, avverte Ferrari, “se il contesto cambia, anche l’accordo deve cambiare”.

L'articolo Cantieristica e metalmeccanica trainano l’economia genovese, crescono alta tecnologia e terminal portuali. Ferrari: “Per l’ex Ilva serve un piano” proviene da Babboleo.