Siccità, olivi in sofferenza e autobotti negli alpeggi: Cia Liguria chiede a Regione lo stato di calamità
Il presidente Stefano Roggerone ha scritto alla Regione: «La crisi sta mettendo a rischio la continuità delle aziende». Il Ponente è l’area più esposta, anche per la carenza di infrastrutture irrigue
GENOVA – Le sorgenti in montagna si stanno prosciugando e per abbeverare gli animali al pascolo servono autobotti capaci di raggiungere gli alpeggi. Negli oliveti, invece, le piante stanno entrando nella fase più delicata dell’estate senza acqua sufficiente. Un’annata che sembrava promettente rischia così di trasformarsi in un’altra stagione di perdite.
Cia Agricoltori Liguria ha chiesto alla Regione di avviare la procedura per il riconoscimento dello stato di calamità naturale a causa della siccità. Il presidente dell’associazione, Stefano Roggerone, ha scritto all’assessore regionale all’Agricoltura Alessandro Piana dopo le segnalazioni arrivate dalle aziende del territorio.
«La mancanza di precipitazioni si trascina da mesi e quello che prima si riusciva ancora a sopportare sta diventando una vera crisi», spiega Roggerone. Le difficoltà riguardano soprattutto i settori olivicolo, orticolo e zootecnico, con costi aggiuntivi e produzioni in calo.
Negli allevamenti il problema più urgente è l’acqua. Diverse sorgenti utilizzate dagli animali durante l’alpeggio non sono più sufficienti. «Bisogna intervenire con le autobotti, con costi molto importanti e difficoltà logistiche – , osserva il presidente di Cia Liguria – Le mandrie riescono ad abbeverarsi soltanto nelle zone raggiungibili dalle strade».
Anche l’olivicoltura è entrata in una fase critica. Dopo un avvio di stagione giudicato discreto, la prolungata assenza di piogge può compromettere lo sviluppo delle olive e ridurre sensibilmente il raccolto.
Cosa comporta lo stato di calamità
La richiesta di Cia non determina automaticamente l’erogazione degli aiuti. La Regione deve prima verificare l’entità dei danni, individuare i territori e i comparti colpiti e avviare l’iter previsto dalla normativa.
Il riconoscimento dello stato di calamità consentirebbe alle aziende danneggiate di accedere alle misure di sostegno previste per il settore agricolo dal decreto legislativo 102 del 2004 e, in base al tipo e alla gravità dell’emergenza, agli ulteriori strumenti attivabili nell’ambito della Protezione civile.
Per questo sarà decisiva la ricognizione dei danni: non soltanto la perdita immediata di produzione, ma anche i maggiori costi sostenuti per garantire l’acqua, alimentare gli animali e mantenere operative le aziende.
Il Ponente è l’area più fragile
Secondo le segnalazioni raccolte da Cia, la situazione più difficile riguarda il Ponente ligure. Le ultime perturbazioni hanno portato piogge e, in alcune zone interne, anche grandinate, ma hanno lasciato quasi asciutte la fascia costiera e quella di mezza costa.
A rendere più fragile il territorio è anche la carenza di reti irrigue. «Il sistema di distribuzione dell’acqua è molto deficitario – sottolinea Roggerone – Basta confrontarlo con la zona di Sarzana, dove esiste il Canale Lunense».
Per Cia l’emergenza non può più essere affrontata soltanto contando i danni alla fine di ogni estate. Servono piccoli invasi, sistemi capaci di raccogliere l’acqua nei periodi piovosi, reti di distribuzione più efficienti e uno studio sull’impiego delle acque reflue depurate in agricoltura. Aggiunge Roggerone: «Sulle risorse idriche possiamo fare molto: intercettare l’acqua, conservarla e utilizzarla senza sprechi. Le aziende hanno già tecnologie più efficienti, ma senza infrastrutture continueremo ogni anno a ritrovarci nella stessa situazione».
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