Crisi idrica 2026, aumentano divieti e ordinanze: cosa sta succedendo

In tredici Comuni della Liguria sono già scattate limitazioni all’uso dell’acqua potabile. Vietati soprattutto irrigazione, lavaggio dei veicoli e riempimento delle piscine. Il caso ligure non è isolato: dalla siccità al calo delle riserve, fino alle perdite degli acquedotti, la crisi idrica torna a preoccupare diverse zone d’Italia.
Articolo aggiornato al 21 luglio 2026.
In breve
- In Liguria almeno 13 Comuni hanno introdotto ordinanze o limitazioni per la crisi idrica.
- I divieti riguardano soprattutto orti, giardini, piscine, automobili, cortili e fontane ornamentali.
- In alcuni territori sono previste sanzioni fino a 500 euro.
- Criticità idriche vengono segnalate anche in Piemonte, Veneto e Toscana.
- Nel 2025 la disponibilità nazionale di acqua rinnovabile è diminuita di circa il 19% rispetto al 2024.
- Più di quattro litri d’acqua su dieci immessi nelle reti italiane vengono dispersi prima di arrivare ai rubinetti.
Tredici Comuni liguri hanno già limitato l’utilizzo dell’acqua potabile. In diverse località non è più possibile impiegarla liberamente per annaffiare orti e giardini, lavare automobili e cortili o riempire piscine private.
I rubinetti non sono a rischio chiusura e non è stato introdotto un razionamento generalizzato. Le ordinanze rappresentano, almeno per ora, una misura preventiva per ridurre i consumi non indispensabili e tutelare sorgenti e acquedotti messi sotto pressione dal caldo e dalla mancanza di precipitazioni.
Il caso ligure, però, non è isolato. Dal Piemonte al Veneto, passando per diversi Comuni della Toscana, la siccità e la riduzione delle riserve stanno riportando al centro dell’attenzione il problema della disponibilità d’acqua in Italia.
Quali sono i divieti previsti dalle ordinanze
Le disposizioni cambiano da Comune a Comune. Alcune amministrazioni hanno introdotto veri e propri divieti, accompagnati da sanzioni, mentre altre hanno chiesto alla popolazione di limitare i consumi agli utilizzi essenziali.
Le restrizioni riguardano più frequentemente:
- l’irrigazione di orti, prati, campi e giardini;
- il lavaggio privato di automobili e motocicli;
- il lavaggio di cortili, terrazzi e piazzali;
- il riempimento e il rabbocco delle piscine;
- l’alimentazione di fontane e vasche ornamentali;
- qualsiasi altro utilizzo dell’acqua potabile non legato a necessità domestiche, alimentari o igienico-sanitarie.
Restano normalmente consentiti gli impieghi necessari per la salute, l’igiene, la sicurezza pubblica, la protezione civile e il contrasto agli incendi.

Crisi idrica in Italia: le criticità tornano anche al Nord
La situazione nazionale resta molto diversificata. Non tutta l’Italia si trova nelle stesse condizioni e la disponibilità d’acqua può cambiare sensibilmente anche tra territori confinanti.
Nell’estate 2026, tuttavia, alcuni dei segnali più preoccupanti stanno tornando a interessare anche le regioni settentrionali.
A metà luglio, in Piemonte, la situazione idrica risultava complessivamente deficitaria. Gli esperti hanno segnalato condizioni di siccità severa nei bacini del Tanaro, dello Scrivia e del Po a monte della confluenza con la Dora Baltea, con valori che non si osservavano dal 2022.
In Veneto è stato dichiarato lo stato di emergenza regionale per deficit idrico. Il provvedimento è arrivato dopo mesi caratterizzati da piogge inferiori alla media e un giugno senza precipitazioni significative. Le misure puntano a ridurre i prelievi e a garantire in via prioritaria gli utilizzi potabili e igienico-sanitari.
Ordinanze contro gli sprechi sono state adottate anche in diversi Comuni della Toscana, dove le amministrazioni hanno vietato o limitato l’irrigazione dei giardini, il lavaggio dei veicoli e il riempimento delle piscine.
Nel Mezzogiorno, invece, la scarsità d’acqua rappresenta da tempo un problema strutturale. Nel 2024 le interruzioni o le riduzioni programmate della distribuzione hanno interessato oltre un milione di residenti nei capoluoghi di provincia e nelle città metropolitane, concentrati quasi interamente nelle regioni meridionali e soprattutto in Sicilia.
Per oltre un milione di italiani, dunque, il razionamento non è soltanto uno scenario futuro: è già entrato nella vita quotidiana.
Perché in Italia diminuisce l’acqua disponibile
Nel 2025 la risorsa idrica rinnovabile italiana è stata stimata in circa 128 miliardi di metri cubi.
Il dato indica la quantità d’acqua che rimane effettivamente disponibile dopo aver sottratto alle precipitazioni quella persa attraverso l’evaporazione dal terreno, dalla vegetazione, dai fiumi e dai bacini.
Rispetto al 2024, la disponibilità è diminuita di circa il 19%. In un solo anno l’Italia ha quindi perso quasi un quinto della propria risorsa idrica rinnovabile.
Il valore è risultato inferiore anche:
- di oltre il 7% rispetto alla media di lungo periodo;
- del 4% rispetto alla media del trentennio 1991-2020.
La quantità di pioggia caduta non è l’unico elemento da considerare. Con temperature più elevate, una parte maggiore dell’acqua evapora prima di riuscire ad alimentare stabilmente falde, sorgenti e invasi.
In altre parole, non basta che piova: durante le fasi più calde l’acqua può tornare nell’atmosfera prima di diventare realmente disponibile per gli acquedotti, l’agricoltura e gli altri utilizzi.
Caldo, turismo e consumi: perché l’estate aumenta la pressione
La crisi diventa particolarmente evidente durante le ondate di calore, quando alla diminuzione delle riserve si aggiunge un aumento della domanda.
Crescono infatti:
- i consumi domestici;
- l’irrigazione agricola;
- il fabbisogno di orti e giardini;
- l’utilizzo nelle strutture ricettive;
- la domanda delle località turistiche.
Nei Comuni costieri e nelle destinazioni di villeggiatura la difficoltà può presentarsi proprio nel momento peggiore: mentre il livello delle sorgenti si abbassa, la popolazione temporaneamente presente aumenta.
È uno dei motivi per cui le ordinanze non riguardano soltanto i piccoli paesi dell’entroterra, ma iniziano a comparire anche nelle località turistiche.
Reti idriche, più di quattro litri su dieci vengono persi
La mancanza di precipitazioni è soltanto una parte del problema. A pesare è anche lo stato degli acquedotti italiani.
Secondo gli ultimi dati consolidati dell’Istat, nel 2022 le reti comunali hanno disperso il 42,4% dell’acqua immessa.
Significa che più di quattro litri d’acqua su dieci si perdono nelle condotte prima di arrivare ai rubinetti delle abitazioni e delle attività economiche.
In termini assoluti, si tratta di circa 3,4 miliardi di metri cubi: una quantità sufficiente a soddisfare per un anno il fabbisogno idrico di oltre 43 milioni di persone.
Chiudere il rubinetto e limitare gli usi non necessari può quindi aiutare, soprattutto durante le emergenze. Ma non può essere l’unica risposta se una quota così elevata della risorsa viene dispersa lungo la rete.
Accanto alle ordinanze temporanee servono:
- manutenzione e sostituzione delle condotte;
- sistemi più efficaci per individuare le perdite;
- collegamenti tra acquedotti;
- nuovi invasi e serbatoi;
- una maggiore capacità di conservare l’acqua nei periodi piovosi;
- una gestione coordinata tra territori confinanti.
Ordinanza, emergenza e razionamento non sono la stessa cosa
I termini vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma indicano situazioni diverse.
Un’ordinanza per il risparmio idrico limita alcuni utilizzi dell’acqua potabile, come irrigazione, piscine e lavaggio delle auto.
Lo stato di emergenza idrica consente invece di adottare misure straordinarie per gestire una situazione di grave difficoltà.
Il razionamento comporta una vera riduzione della distribuzione, attraverso abbassamenti della pressione, chiusure notturne o interruzioni programmate.
Nei Comuni liguri interessati si parla principalmente di limitazioni preventive agli usi non essenziali, non di una sospensione generalizzata del servizio.
Crisi idrica in Liguria: i 13 Comuni con ordinanze e limitazioni
Le disposizioni liguri riguardano soprattutto piccoli Comuni che dipendono da sorgenti locali o da acquedotti più vulnerabili alla riduzione delle riserve.
La crisi idrica non segue necessariamente i confini provinciali. Un paese può imporre limitazioni mentre, pochi chilometri più in là, un altro Comune dispone ancora di acqua sufficiente.
Cambiano infatti:
- le sorgenti utilizzate;
- la capacità degli acquedotti;
- il numero degli abitanti serviti;
- le perdite delle condotte;
- l’aumento stagionale della popolazione;
- la pressione esercitata dal turismo.
I Comuni liguri interessati, provincia per provincia
| Territorio | Comuni con ordinanze o limitazioni |
|---|---|
| Città metropolitana di Genova | Orero, Moconesi |
| Provincia di Savona | Osiglia, Testico, Loano, Arnasco, Boissano |
| Provincia della Spezia | Maissana, Varese Ligure, Riccò del Golfo, Monterosso al Mare, Carrodano |
| Provincia di Imperia | Pieve di Teco |
Città metropolitana di Genova: ordinanze a Orero e Moconesi
In Val Fontanabuona le limitazioni sono state introdotte a Orero e Moconesi.
A Orero l’acqua potabile proveniente dalla rete comunale può essere utilizzata soltanto per finalità domestiche e igienico-sanitarie.
Sono vietati:
- il lavaggio dei veicoli;
- l’irrigazione dei campi;
- l’innaffiamento di orti e giardini;
- il riempimento delle piscine private;
- gli altri impieghi che possano provocare consumi anomali.
Anche Moconesi ha limitato l’utilizzo dell’acqua alle necessità essenziali, con l’obiettivo di tutelare le riserve e garantire la continuità della fornitura. Le disposizioni resteranno valide fino alla revoca.
Provincia di Savona: cinque Comuni con limitazioni
Nel Savonese le ordinanze risultano adottate a Osiglia, Testico, Loano, Arnasco e Boissano.
A Osiglia l’acqua potabile può essere utilizzata soltanto per finalità domestiche, alimentari e igienico-sanitarie. Il provvedimento resta valido fino alla revoca.
Testico ha introdotto misure per contenere i consumi e promuovere un uso responsabile della risorsa.
A Loano sono vietati l’irrigazione di giardini e prati, il lavaggio di cortili e veicoli privati e il riempimento di piscine, fontane e vasche ornamentali.
Arnasco ha chiesto alla popolazione di ridurre al massimo gli sprechi e riservare l’acqua potabile alle necessità essenziali.
A Boissano sono stati limitati gli utilizzi non domestici e non indispensabili dell’acqua pubblica.
Provincia della Spezia: ordinanze in cinque Comuni
Nello Spezzino le disposizioni riguardano Maissana, Varese Ligure, Riccò del Golfo, Monterosso al Mare e Carrodano.
Maissana ha introdotto un’ordinanza per il risparmio idrico e per la limitazione dell’utilizzo dell’acqua proveniente dagli acquedotti comunali.
A Varese Ligure sono stati vietati o limitati:
- l’irrigazione di orti, giardini e campi sportivi;
- il lavaggio privato dei veicoli;
- gli altri impieghi non indispensabili dell’acqua potabile.
A Riccò del Golfo il provvedimento vieta il lavaggio di automobili e spazi privati, il riempimento delle piscine e l’irrigazione dei campi sportivi. Le violazioni possono comportare sanzioni comprese tra 25 e 500 euro.
A Monterosso al Mare le limitazioni sono state introdotte con un’ordinanza valida fino al 31 agosto.
A Carrodano il provvedimento resterà in vigore fino alla cessazione dell’emergenza idrica.
Provincia di Imperia: a Pieve di Teco divieti fino al 31 ottobre
In provincia di Imperia il provvedimento più articolato è stato adottato a Pieve di Teco.
Fino al 31 ottobre, salvo revoca o proroga, è vietato utilizzare l’acqua potabile per:
- irrigare orti, prati e giardini;
- lavare cortili e piazzali;
- lavare automobili e motocicli;
- riempire piscine e vasche;
- alimentare fontane ornamentali.
Sono previste eccezioni soltanto per comprovate necessità legate alla salute, all’igiene, alla sicurezza pubblica e alla protezione civile.
Le violazioni possono essere punite con sanzioni comprese tra 25 e 500 euro.

Perché l’elenco dei Comuni può ancora aumentare
Le ordinanze vengono generalmente adottate quando i gestori degli acquedotti o le amministrazioni rilevano una diminuzione delle riserve, un aumento anomalo dei consumi o il rischio di non riuscire a garantire la normale distribuzione.
L’elenco dei Comuni coinvolti potrebbe quindi allungarsi se il caldo dovesse proseguire senza precipitazioni significative.
Al contrario, alcuni provvedimenti potranno essere revocati qualora le sorgenti tornassero a livelli sufficienti o diminuisse la pressione sulla rete.
Per questo è importante controllare le comunicazioni ufficiali del proprio Comune: le disposizioni possono cambiare anche rapidamente e non sono necessariamente identiche nei territori vicini.
Domande frequenti sulla crisi idrica
Si può annaffiare l’orto durante la crisi idrica?
Dipende dall’ordinanza adottata dal Comune. In molte località interessate è vietato utilizzare l’acqua potabile per irrigare orti, prati e giardini. Il divieto può non riguardare eventuali fonti private o sistemi di recupero dell’acqua piovana, salvo diverse disposizioni locali.
Si può lavare l’automobile?
In numerosi Comuni il lavaggio privato di automobili e motocicli con acqua potabile è vietato. Possono essere previste eccezioni per gli impianti professionali dotati di sistemi di riciclo, se espressamente indicate nell’ordinanza.
Si può riempire una piscina privata?
Il riempimento e il rabbocco delle piscine private rientrano tra gli usi più frequentemente vietati durante le emergenze idriche.
Quali sono le sanzioni?
Le multe cambiano in base al Comune. In alcune ordinanze liguri sono previste sanzioni da 25 a 500 euro.
Quanto durano le ordinanze?
Alcuni provvedimenti indicano una data precisa, mentre altri restano validi fino alla revoca o alla cessazione della criticità idrica.
Crisi idrica significa che verrà tolta l’acqua?
Non necessariamente. Le ordinanze contro gli sprechi servono spesso proprio a evitare di arrivare al razionamento. La distribuzione può proseguire regolarmente mentre vengono vietati soltanto gli utilizzi non essenziali.
Dalla Liguria un segnale da non ignorare
I tredici Comuni liguri rappresentano per ora casi circoscritti, non una crisi uniforme in tutta la regione. Sono però un indicatore da non sottovalutare.
Quando piccoli acquedotti e località turistiche iniziano a vietare l’irrigazione, il lavaggio delle automobili e il riempimento delle piscine, significa che la riserva di sicurezza si sta riducendo.
Le prossime settimane diranno se le ordinanze resteranno limitate a pochi territori o se diventeranno una misura sempre più comune nell’estate italiana. La siccità, intanto, non può più essere considerata soltanto un’emergenza stagionale: alla riduzione delle piogge si sommano temperature più elevate, consumi in crescita e reti che disperdono più di quattro litri d’acqua su dieci.
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