Mondiali 2026, da Messi al Boca Juniors : il MEI racconta le radici italiane del calcio argentino

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Mondiali 2026, da Messi al Boca Juniors : il MEI racconta le radici italiane del calcio argentino

Un video del Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana ripercorre il legame tra milioni di emigranti, la nascita dei grandi club argentini e i campioni dell’Albiceleste

Dietro alcuni dei club più famosi del mondo e i grandi protagonisti della nazionale argentina si nasconde una storia che comincia in Italia. È fatta di partenze, viaggi attraverso l’Atlantico, nuove comunità e passioni tramandate di generazione in generazione.

In occasione dei Mondiali di calcio 2026, il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana di Genova dedica un video al profondo legame tra l’emigrazione italiana e il calcio argentino. Un viaggio che parte dai fondatori di Boca Juniors, River Plate e San Lorenzo e arriva fino a Lionel Messi, Lionel Scaloni e Nicolás Tagliafico.

La clip è visibile in questi giorni negli spazi del MEI, alla Commenda di Prè, e sui canali ufficiali del museo.

Tre milioni di italiani partiti per l’Argentina

A partire dalla seconda metà dell’Ottocento, circa tre milioni di italiani attraversarono l’oceano diretti in Argentina, contribuendo alla crescita economica, sociale e culturale del Paese.

Il rapporto tra le due nazioni resta ancora oggi particolarmente forte. L’Argentina ospita infatti la più grande comunità di cittadini italiani residenti all’estero, con circa 990 mila iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero, secondo l’ultimo Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes.

L’impronta lasciata dagli emigranti è visibile nella lingua, nelle abitudini, nella cucina e nella cultura popolare argentina. E naturalmente anche nel calcio, diventato uno dei principali luoghi di incontro e di costruzione dell’identità delle nuove comunità.

Gli italiani dietro la nascita di Boca, River e San Lorenzo

Molte delle società che hanno scritto la storia del calcio argentino furono fondate anche da italiani o da figli di emigranti.

Il River Plate, nato nel 1901, ebbe tra i suoi promotori Enrique Zanni, Enrique Salvarezza, Bernardo Messina e Livio Ratto.

Il Boca Juniors fu fondato nel 1905 da Esteban Baglietto, Santiago Sana, Alfredo Scarpati e dai fratelli Juan Antonio e Teodoro Farenga, esponenti della numerosa comunità genovese stabilitasi nel quartiere portuale della Boca.

Ancora oggi il legame con Genova è ricordato dal soprannome dei tifosi del club, chiamati Xeneizes, termine che deriva dal genovese “zeneize”.

Radici italiane anche per il San Lorenzo de Almagro, nato nel 1908 attorno alla figura di don Lorenzo Massa, insieme ad Antonio Scaramusso e ai fratelli Monti.

Il video del MEI racconta quindi come il calcio argentino sia cresciuto anche attraverso i luoghi di aggregazione creati dalle comunità di emigranti, diventando uno spazio nel quale mantenere vive le proprie origini e, allo stesso tempo, costruire una nuova appartenenza.

Lionel Messi e le origini marchigiane

Il simbolo più conosciuto di questo legame è naturalmente Lionel Messi.

Il capitano dell’Albiceleste discende da due famiglie emigrate dalle Marche. Il trisavolo paterno, Angelo Messi, partì nel 1883 da Montefiore di Recanati, mentre il ramo materno della famiglia affonda le proprie radici a San Severino Marche.

Non si tratta soltanto di una curiosità genealogica: il campione argentino possiede la cittadinanza italiana ed è iscritto all’anagrafe del Comune di Recanati, mantenendo così un legame diretto con la terra dalla quale partirono i suoi antenati.

Origini marchigiane anche per il commissario tecnico della nazionale argentina, Lionel Scaloni. Il suo bisnonno lasciò Magliano di Tenna all’inizio del Novecento per raggiungere l’Argentina. Un percorso familiare che ha permesso all’allenatore di conservare anche la cittadinanza italiana.

Da Genova alla nazionale argentina

Le radici italiane accomunano molti altri protagonisti della Selección.

Nicolás Tagliafico ha ereditato la cittadinanza italiana grazie ai nonni paterni originari di Genova e al ramo materno proveniente da Lamezia Terme.

Giuliano Simeone, nato a Roma e cresciuto calcisticamente in Argentina, discende invece da una famiglia originaria di Rivello, in Basilicata.

Anche Rodrigo De Paul, Giovani Lo Celso e Germán Pezzella vantano ascendenze italiane. Storie familiari differenti che mostrano quanto il fenomeno migratorio abbia lasciato un’impronta profonda nella società argentina e, di conseguenza, anche nella sua nazionale.

Da Guillermo Stábile ai campioni del mondo

La storia raccontata dal MEI comincia molto prima dei protagonisti del Mondiale 2026.

Già nella prima edizione della Coppa del Mondo, disputata nel 1930, il capocannoniere fu Guillermo Stábile, figlio di emigranti originari di San Pietro al Tanagro, nel Salernitano.

Negli anni successivi le origini italiane hanno accompagnato alcune delle figure più importanti del calcio argentino, come Mario Kempes, campione del mondo nel 1978, Daniel Passarella, unico argentino ad aver conquistato due Coppe del Mondo, nel 1978 e nel 1986, e Oscar Ruggeri, protagonista del trionfo in Messico.

Una continuità arrivata fino alla squadra che nel 2022 ha vinto il Mondiale in Qatar e che trova nella competizione del 2026 un nuovo capitolo di una storia iniziata oltre un secolo fa, quando milioni di italiani lasciarono il proprio Paese in cerca di un futuro migliore.

Il percorso inverso : gli argentini in maglia azzurra

Il rapporto calcistico tra Italia e Argentina si è sviluppato anche nella direzione opposta.

Diversi giocatori argentini di origine italiana hanno infatti contribuito ai successi della Nazionale azzurra. Luis Monti, Raimundo Orsi, Enrique Guaita e Attilio Demaría furono tra i protagonisti del Mondiale vinto dall’Italia nel 1934.

Più di settant’anni dopo, Mauro Camoranesi avrebbe seguito lo stesso percorso, diventando campione del mondo con gli Azzurri nel 2006.

Un intreccio di identità e appartenenze che mostra come il calcio abbia spesso anticipato fenomeni oggi molto diffusi, diventando un luogo di integrazione e di incontro tra culture differenti.

Il progetto “Il civico delle radici”

Molte delle storie raccontate nel video rientrano anche nel progetto nazionale “Il civico delle radici”, nato per valorizzare la memoria dell’emigrazione italiana.

L’iniziativa prevede l’installazione, sulle abitazioni dalle quali partirono gli emigranti, di targhe “parlanti” dotate di QR code. Inquadrandole è possibile ascoltare alcune delle vicende più significative della migrazione italiana, narrate attraverso le voci di attori e interpreti.

Un modo per collegare la storia dei grandi campioni e delle personalità internazionali ai piccoli Comuni e alle case dalle quali, generazioni fa, cominciò il viaggio delle loro famiglie.

Il video del MEI

La clip è stata ideata da Paolo Masini e Andrea Pedemonte ed è stata realizzata utilizzando immagini messe a disposizione da diversi partner del museo, tra cui Museo River, Club Atlético San Lorenzo de Almagro, Archivio Sergio Lodise, Guillermo Luis Barreira, Italea Marche e Arianna Censori.

Il filmato rappresenta un nuovo tassello del percorso di ricerca portato avanti dal Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana sui molteplici aspetti della migrazione.

Tra questi c’è anche il ruolo dello sport come luogo di incontro, inclusione e trasmissione dell’identità culturale delle comunità italiane all’estero.

Dietro una maglia, un cognome o il nome di una squadra può nascondersi infatti il viaggio di un’intera famiglia. E dietro alcuni dei più grandi campioni argentini continua a vivere anche una parte della storia italiana.

Il video è disponibile sul canale del MEI all’indirizzo: youtu.be/n5Vv8KJkYfA

Alice Rondet

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