Ponte Morandi, dopo otto anni arriva la prima sentenza : Castellucci condannato a 12 anni

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Ponte Morandi, dopo otto anni arriva la prima sentenza : Castellucci condannato a 12 anni

Il Tribunale di Genova chiude il primo grado del processo sul crollo del viadotto Polcevera. Il verdetto arriva dopo quattro anni di dibattimento e 57 imputati coinvolti.

Dopo otto anni, una prima risposta della giustizia arriva per il crollo del Ponte Morandi. Il Tribunale di Genova ha pronunciato la sentenza di primo grado sul disastro del viadotto Polcevera, il ponte dell’autostrada A10 crollato il 14 agosto 2018, causando la morte di 43 persone e lasciando una ferita ancora aperta nella memoria della città.

La giornata della sentenza è stata vissuta come un passaggio storico per Genova: nelle aule del tribunale si sono ritrovati familiari delle vittime, avvocati, rappresentanti delle istituzioni e cittadini che hanno seguito per anni il lungo percorso giudiziario.

Il verdetto arriva al termine di un processo complesso, con 57 imputati tra ex dirigenti, tecnici e responsabili coinvolti, a vario titolo, nella gestione, nei controlli e nella manutenzione dell’infrastruttura. Al centro del procedimento le ipotesi di responsabilità per il crollo e per la morte delle 43 persone che quella mattina percorrevano quel tratto di autostrada.

La condanna più significativa riguarda Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, condannato a 12 anni di reclusione. Complessivamente il tribunale ha emesso 32 condanne, mentre altri imputati hanno ricevuto assoluzioni o sono stati coinvolti in decisioni legate alla prescrizione.

La giornata della sentenza e il ricordo delle vittime

Il momento più atteso è stato quello della lettura del dispositivo. Per i familiari delle vittime non si è trattato soltanto di un passaggio giudiziario, ma di una giornata carica di dolore e significato.

Il crollo del Ponte Morandi, avvenuto alla vigilia di Ferragosto del 2018, è diventato uno degli eventi più drammatici della storia recente italiana. Quel giorno una parte del viadotto Polcevera cedette improvvisamente, facendo precipitare automobili e mezzi pesanti. Le immagini del ponte spezzato e delle operazioni di soccorso segnarono profondamente l’opinione pubblica nazionale.

Negli anni successivi Genova ha affrontato una fase complessa di emergenza e ricostruzione, arrivando alla realizzazione del nuovo ponte sul Polcevera. Ma il ricordo di quelle 43 vite spezzate è rimasto centrale per la città.

La sindaca Salis : « Un primo importante passo nell’accertamento delle responsabilità »

Alla lettura della sentenza era presente anche la sindaca di Genova Silvia Salis, che ha definito il momento «di enorme peso storico ed emotivo per Genova».

«Siamo solo alla fine del processo di primo grado – ha dichiarato la sindaca – ma finalmente è stato compiuto un primo, importante passo nell’accertamento delle responsabilità. Un momento dovuto dallo Stato, un momento che le famiglie aspettano da quel maledetto 14 agosto 2018».

Salis ha rivolto il primo pensiero ai familiari delle vittime: «Il nostro primo pensiero e il nostro abbraccio vanno alle 43 persone a cui è stata ingiustamente strappata la vita e ai loro familiari che, dentro e fuori le aule di questo tribunale, hanno lottato con un coraggio incrollabile e una dignità straordinaria per ottenere giustizia».

La sindaca ha sottolineato come nessuna sentenza possa cancellare il dolore: «La loro ferita non potrà mai essere rimarginata e nessun verdetto potrà mai colmare il loro vuoto».

« Genova non dimentica »

Nel suo intervento Salis ha ribadito il valore della memoria e il rispetto per il lavoro della magistratura.

«Anche la ferita della città resta aperta perché Genova non dimentica e non dimenticherà mai – ha detto –. Le sentenze non si commentano, ma a nome della città voglio esprimere il massimo rispetto per l’enorme lavoro svolto dalla magistratura e dagli inquirenti per fare luce su questa ferita».

La sindaca ha ricordato anche il ruolo del Comune, costituito parte civile nel processo: «Oggi è stato riconosciuto il danno subito dalla città e il diritto a ottenere un congruo risarcimento in sede civile».

Per Salis, la sentenza rappresenta un passaggio importante perché «inizia a restituire dignità e certifica responsabilità che non potevano restare impunite».

« Mai più vite umane sacrificate in nome del profitto »

Il messaggio più forte della sindaca riguarda il futuro e la necessità di trasformare la tragedia del Ponte Morandi in un insegnamento nazionale.

«Questa sentenza dà un nome e un cognome alle responsabilità per la morte di 43 persone innocenti: conferma che quello che è accaduto il 14 agosto 2018 non è stata una fatalità, ma la conseguenza tragica di scelte e omissioni».

Poi l’appello: «La sicurezza pubblica e la vita umana non possono mai più essere sacrificate in nome del profitto. La tutela e la manutenzione delle infrastrutture devono venire sempre prima degli interessi economici».

Secondo la sindaca, la memoria del Ponte Morandi deve diventare «un monito perpetuo» per tutto il Paese, con maggiore attenzione a controlli, manutenzione, trasparenza e tempi degli interventi.

Un verdetto che apre una nuova fase

La sentenza di primo grado non conclude il percorso giudiziario. Le motivazioni dei giudici saranno decisive per comprendere nel dettaglio il quadro delle responsabilità individuate e il procedimento potrà proseguire negli eventuali successivi gradi di giudizio.

Per Genova, però, il 16 luglio 2026 resta una data destinata a entrare nella storia della città : il giorno in cui, dopo anni di attesa, è arrivato il primo verdetto sulla tragedia che ha cambiato per sempre il rapporto dell’Italia con la sicurezza delle infrastrutture.

Alice Rondet

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