Cristina Parente racconta l’adolescenza e i disturbi alimentari nel romanzo “Fragilità”

Nel libro la storia di quattro ragazzi alle prese con amicizia, primi amori, rapporto con il corpo e difficoltà nel chiedere aiuto
Quanto può fare l’amicizia quando una persona che amiamo sta male ? E dove finisce il desiderio di aiutarla e comincia la necessità di affidarsi a chi possiede gli strumenti per intervenire ?
Sono alcune delle domande al centro di Fragilità. Quando l’amicizia non ha confini, il romanzo di Cristina Parente dedicato all’adolescenza, ai primi amori e ai disturbi alimentari.
Protagonisti della storia sono Melissa, Carola, Marco e Alberto, quattro ragazzi uniti da legami intensi, sentimenti appena nati e difficoltà familiari. Il loro equilibrio viene però messo alla prova dalla sofferenza di Melissa, una giovane riservata che affronta l’anoressia e la bulimia.
Ne parliamo con Cristina Parente.
La malattia raccontata attraverso le relazioni
Il disturbo alimentare non viene osservato soltanto attraverso il rapporto di Melissa con il cibo e con il proprio corpo. Il romanzo racconta anche ciò che accade alle persone che le vivono accanto : la paura, il senso di impotenza, i tentativi di proteggerla e la difficoltà di comprendere fino in fondo una sofferenza che spesso riesce a rimanere nascosta.
La malattia entra così nelle relazioni e modifica il modo in cui i protagonisti si guardano, si parlano e si vogliono bene. Gli amici cercano di aiutare Melissa, ma si trovano davanti a domande e responsabilità più grandi della loro età.
L’affetto può rappresentare una presenza fondamentale, ma non attribuisce a nessuno il potere di guarire un’altra persona. È proprio nella distanza tra la volontà di aiutare e la possibilità concreta di farlo che il libro affronta uno dei suoi temi più delicati.
Un’amicizia davvero senza confini?
Il sottotitolo del romanzo, Quando l’amicizia non ha confini, contiene anche una domanda : un’amicizia deve davvero essere priva di limiti ?
Carola cerca di stare accanto a Melissa, di comprenderla e di proteggerla, ma il rischio è quello di lasciarsi assorbire completamente dal dolore dell’amica. Il libro mostra così quanto possa essere difficile distinguere tra vicinanza e annullamento, tra sostegno e responsabilità.
Aiutare qualcuno non significa sostituirsi a lui, caricarsi interamente della sua sofferenza o pensare di poterlo salvare da soli. Significa esserci, ascoltare e contribuire a creare le condizioni perché quella persona possa riconoscere il proprio bisogno di aiuto.
Anche chi resta accanto a una persona fragile deve quindi imparare a rispettare i propri limiti, senza sentirsi colpevole per ciò che non riesce a risolvere.
I silenzi degli adolescenti
Fragilità allarga lo sguardo anche al rapporto tra i ragazzi e il mondo degli adulti.
I protagonisti vivono famiglie, relazioni e contesti differenti, ma condividono il bisogno di essere ascoltati senza essere immediatamente giudicati. Dietro un silenzio, un cambiamento improvviso o un comportamento difficile da comprendere può nascondersi una richiesta d’aiuto che non riesce ancora a trovare le parole.
Il romanzo invita così gli adulti a osservare con maggiore attenzione, senza minimizzare le emozioni degli adolescenti o considerarle soltanto una fase passeggera.
Non tutti i segnali sono evidenti. Anche chi sembra circondato da amici, inserito nella propria quotidianità o capace di sorridere può vivere una sofferenza profonda. Il disagio non sempre coincide con l’immagine che gli altri hanno di una persona.
Il rapporto con il corpo e la paura del giudizio
Attraverso Melissa, il libro affronta anche il rapporto con il corpo, l’immagine di sé e il peso dello sguardo degli altri.
Durante l’adolescenza il corpo cambia e diventa spesso il luogo nel quale si concentrano insicurezze, paure e bisogno di approvazione. Il disagio alimentare non viene però ridotto a una questione estetica o alla semplice volontà di dimagrire.
Il cibo, il controllo e il rifiuto del proprio corpo diventano manifestazioni visibili di una sofferenza più profonda, che riguarda l’identità, l’autostima e il bisogno di sentirsi accettati.
Raccontare questi temi attraverso un romanzo permette di avvicinarsi alla complessità della malattia senza trasformare i personaggi in diagnosi. Melissa non coincide con il suo disturbo: resta una ragazza con desideri, paure, legami e speranze.
Quando l’amore non basta
Nel percorso dei protagonisti trovano spazio anche i primi amori, vissuti con l’intensità e le contraddizioni tipiche dell’adolescenza.
I sentimenti possono offrire conforto e vicinanza, ma non cancellano automaticamente il dolore. Il libro mette così in discussione l’idea romantica secondo cui l’amore, da solo, possa guarire qualsiasi ferita.
Amare una persona significa anche accettare di non possedere tutte le risposte. Significa restare accanto senza invadere, sostenere senza sostituirsi e riconoscere quando è necessario coinvolgere un adulto o una figura competente.
È una consapevolezza difficile soprattutto per ragazzi molto giovani, che possono sentirsi responsabili del benessere della persona amata e vivere ogni ricaduta come un proprio fallimento.
Chiedere aiuto non è una sconfitta
Nel percorso di Melissa diventa quindi fondamentale la possibilità di affidarsi a un professionista.
L’amicizia e l’amore possono sostenere, ma non sostituiscono un percorso terapeutico. Rivolgersi a uno psicologo non rappresenta una debolezza o una sconfitta, ma può essere il primo passo per riconoscere la propria sofferenza, darle un nome e iniziare ad affrontarla.
Chiedere aiuto richiede spesso più coraggio che continuare a nascondersi. Significa accettare di non poter controllare tutto e concedersi la possibilità di essere accompagnati.
Fragilità. Quando l’amicizia non ha confini parla quindi di anoressia, bulimia, adolescenza e primi amori, ma soprattutto della necessità di imparare a vedere ciò che spesso rimane nascosto.
Un invito rivolto ai ragazzi, alle famiglie e agli adulti a non sottovalutare i silenzi, i cambiamenti e quelle richieste d’aiuto che non sempre riescono a trasformarsi in parole.
Alice Rondet
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