“Un altro mondo davanti”: al Festival Teatrale dell’Acquedotto un monologo tra migrazioni, diritti e speranza

Che cosa può fare oggi il teatro di fronte alle guerre, all’indifferenza e alla crescente sfiducia nelle democrazie ? Può ancora diventare uno spazio capace di stimolare il pensiero critico e di riaccendere il desiderio di partecipare alla vita della società ?
È questo il cuore di “Un altro mondo davanti”, il monologo scritto e interpretato da Virginia Veludo, in arte Rossa Perpendicolare, in programma sabato 11 luglio alle ore 21 all’Auditorium Municipale di Molassana, nell’ambito del XVIII Festival Teatrale dell’Acquedotto “Derive e Approdi”, organizzato dal Teatro dell’Ortica.
Lo spettacolo a ingresso gratuito e libero propone una riflessione intensa e attuale sulle grandi sfide del presente, intrecciando teatro, poesia, cronaca e impegno civile.
Ne parliamo con Virginia Veludo.
Dal Mediterraneo all’Everest : due storie che parlano di tutti noi
Al centro del monologo ci sono due figure solo apparentemente lontane.
- La prima è Kukaa, il bambino migrante trovato senza vita nel Mediterraneo con una pagella cucita addosso. Un ragazzo senza un’identità conosciuta, il cui nome è stato scelto dall’artista Jorit : in swahili significa “restare”. Kukaa diventa il simbolo di tutte quelle vite che rischiano di essere dimenticate, ridotte a un numero o a una notizia destinata a scomparire nel flusso quotidiano dell’informazione.
- L’altra protagonista è Junko Tabei, la prima donna a conquistare la vetta dell’Everest nel 1975. Un’impresa che non rappresenta soltanto una sfida sportiva, ma anche la conquista di uno spazio di libertà in una società che considerava l’alpinismo un’attività riservata agli uomini. Junko dovette scalare prima di tutto la montagna dei pregiudizi, fondando anche un club di alpinismo femminile in un Giappone dove una scelta simile sembrava impensabile.
Due percorsi diversi che finiscono per raccontare la stessa ricerca di dignità, libertà e riconoscimento.
Uno spettacolo che parla del nostro presente
Attraverso queste due storie, Virginia Veludo costruisce una riflessione sulla realtà contemporanea.
Il monologo affronta temi come la crescita dell’intolleranza, della xenofobia, della censura, della povertà e delle disuguaglianze, richiamando anche il concetto di Ur-Fascismo elaborato da Umberto Eco. Sullo sfondo ci sono le guerre che segnano il nostro tempo, ma anche il rischio di assuefarsi alle notizie che ogni giorno scorrono davanti ai nostri occhi.
Lo spettacolo invita a interrogarsi sull’indifferenza e sulla capacità di restare cittadini consapevoli in un’epoca dominata dalla velocità dell’informazione.
Democrazia, partecipazione e il rischio della rassegnazione
Uno dei temi centrali del monologo è la crisi della partecipazione democratica.
Virginia Veludo riflette sull’aumento dell’astensionismo elettorale, sul diffondersi della convinzione che “tanto non cambia mai nulla” e sul rischio che la rassegnazione trasformi i cittadini in semplici spettatori della storia.
Una riflessione che attraversa molte delle grandi questioni del nostro tempo e che invita il pubblico a recuperare il senso della responsabilità collettiva e della partecipazione civile.
Il patriarcato raccontato attraverso Junko Tabei
Accanto al tema delle migrazioni, lo spettacolo affronta anche quello della condizione femminile.
La storia di Junko Tabei diventa l’occasione per parlare di patriarcato, disparità di genere, stereotipi e diritti ancora da conquistare. Dai divari salariali ricordati simbolicamente dall’Equal Pay Day fino alle aspettative sociali che continuano a condizionare il ruolo delle donne, il monologo mette in dialogo passato e presente per interrogarsi su quanto resti ancora da fare.
La poesia come forma di resistenza
Uno degli elementi più originali di Un altro mondo davanti è il linguaggio scelto da Virginia Veludo.
L’autrice intreccia cronaca, filosofia, storia, letteratura e poesia, trasformando quest’ultima in uno strumento di consapevolezza e di resistenza civile. Le parole dei poeti diventano così un modo per leggere il presente, contrastare l’indifferenza e immaginare un futuro diverso.
È un teatro che non offre risposte semplici, ma invita il pubblico a fermarsi, ascoltare e porsi domande.
Dal fondo del mare verso un mondo nuovo
Il viaggio raccontato nello spettacolo parte dal fondo del mare, dove Kukaa ha perso la vita, e arriva fino alla cima dell’Everest raggiunta da Junko Tabei.
Due immagini agli estremi che diventano una metafora della possibilità di superare le paure, abbattere i muri e continuare a credere nel cambiamento.
Chi è Virginia Veludo
Virginia Veludo, conosciuta anche con lo pseudonimo Rossa Perpendicolare, è insegnante, poetessa, scrittrice e divulgatrice culturale. Con una formazione nelle discipline umanistiche e nel giornalismo, ha costruito un percorso che unisce attualità, filosofia, letteratura e impegno civile.
Attraverso i social media ha dato vita a un progetto di divulgazione dedicato ai temi socio-politici, utilizzando la poesia e la cultura come strumenti per promuovere il pensiero critico e il confronto pubblico. Con “Un altro mondo davanti” porta questa ricerca sul palcoscenico, trasformando il teatro in un luogo di riflessione e partecipazione.
Dal fondo del Mediterraneo alla vetta più alta del mondo, il messaggio dello spettacolo è chiaro : la vera sconfitta non è cadere o fallire, ma rinunciare a immaginare un futuro diverso.
Due storie lontane nel tempo e nello spazio, ma unite dalla stessa forza : quella di chi sceglie di non arrendersi.
Alice Rondet
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