Il “Don Giovanni” di Carlo Sciaccaluga apre il Festival di Borgio Verezzi

In prima nazionale l’8 e 9 luglio il capolavoro di Molière nella traduzione di Edoardo Sanguineti
Sarà il “Don Giovanni” di Molière, nella traduzione di Edoardo Sanguineti e con la regia di Carlo Sciaccaluga, ad alzare il sipario sull’edizione 2026 del Festival di Borgio Verezzi. Lo spettacolo debutterà in prima nazionale l’8 e 9 luglio, alle 21.30, in Piazza Sant’Agostino, inaugurando uno degli appuntamenti più attesi dell’estate teatrale ligure.
Prodotto da Gli Incauti e dal Teatro Nazionale di Genova, l’allestimento propone una lettura intensa e contemporanea di uno dei personaggi più enigmatici della drammaturgia occidentale, destinato ad approdare anche al Teatro Eleonora Duse di Genova dal 13 al 18 ottobre, nella stagione 2026-2027.
Un Don Giovanni che sfida il mondo
Lontano dall’immagine del seduttore superficiale, il Don Giovanni di Carlo Sciaccaluga è un uomo che mette continuamente in discussione il potere, la morale e perfino Dio. Un personaggio che usa la seduzione come strumento di conoscenza e la ribellione come forma di libertà.
«Don Giovanni è uno di quei personaggi che hanno inventato l’uomo: è più vero del vero e più grande della vita», spiega il regista. «È un rivoluzionario del pensiero critico, un aristocratico anarchico che mette in discussione l’ordine della società.»
Un’interpretazione che restituisce tutta la modernità del testo di Molière, trasformando il protagonista in una figura capace ancora oggi di interrogare il pubblico sui grandi temi dell’esistenza, della fede e del libero arbitrio.
La storia di un uomo senza limiti
Dopo aver rapito e sposato Donna Elvira, per poi abbandonarla, Don Giovanni attraversa la Sicilia insieme al fedele servo Sganarello. Seduce, provoca, sfida i suoi avversari e si prende gioco delle convenzioni sociali e religiose, fino a compiere il gesto più estremo: invitare a cena la statua del Commendatore, l’uomo che lui stesso aveva ucciso.
Sarà proprio quella statua ad accettare l’invito e a presentarsi per reclamare il conto, conducendo Don Giovanni verso il suo tragico epilogo.
Un vulcano come metafora della libertà
La scena immaginata da Sciaccaluga è dominata da un vulcano. Non un semplice elemento scenografico, ma il simbolo di una forza primordiale che crea e distrugge, impossibile da controllare.
Come la lava che scorre sotto la superficie, anche Don Giovanni rappresenta ciò che la società cerca di reprimere: il dubbio, il desiderio, l’istinto di conoscere e di superare ogni limite.
A rendere ancora più originale la messinscena è la scelta di affidare a tre attrici tutti i personaggi che ruotano attorno ai due protagonisti, maschili e femminili, accentuando il carattere universale e quasi onirico della vicenda.
Un cast tra esperienza e nuove energie
Sul palco Simone Toni veste i panni di Don Giovanni, affiancato da Enzo Paci nel ruolo di Sganarello. Completano il cast Federica Castellini, Giorgia Coco, Francesca Osso, insieme a Matilde Grillo, Andrea Parodi, Virginia Serino e Giulia Servili.
Le luci sono firmate da Aldo Mantovani, mentre scene e costumi nascono dal lavoro degli studenti dell’Accademia Ligustica di Belle Arti, in un progetto che valorizza il dialogo tra teatro e formazione artistica.
Carlo Sciaccaluga, una delle voci più interessanti della regia italiana
Classe 1987, genovese, Carlo Sciaccaluga si è affermato negli ultimi anni come uno dei registi più autorevoli della nuova scena italiana. Dopo le esperienze internazionali tra Austria, Germania, Albania, Bolivia, Kazakistan e Australia, ha costruito un percorso che alterna grandi classici e drammaturgia contemporanea.
Tra i suoi lavori più recenti figurano Equus, candidato al Premio Le Maschere del Teatro 2025 per la miglior regia, e Morte di un commesso viaggiatore, attualmente candidato all’edizione 2026 del premio con quattro nomination.
Con questo Don Giovanni, Sciaccaluga torna a confrontarsi con un classico assoluto, proponendo una riflessione sul bisogno di libertà che attraversa ogni epoca. «In fondo a ognuno di noi c’è veramente Don Giovanni», osserva il regista. «È il nostro grande sogno di libertà.»
Alice
L'articolo Il “Don Giovanni” di Carlo Sciaccaluga apre il Festival di Borgio Verezzi proviene da Babboleo.