Radio Babboleo diventa un caso di studio: cinquant’anni di storia riletti dai professionisti di domani

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Radio Babboleo diventa un caso di studio: cinquant’anni di storia riletti dai professionisti di domani

Fabio Vivarelli, ex studente del Master Fare Radio 2024

Una radio non è soltanto una frequenza. È una voce che entra nelle giornate, una compagnia, un’abitudine, a volte persino una familiare sensazione di appartenenza. Questa è Radio Babboleo in Liguria, e per questo, a cinquant’anni dalla sua nascita, è diventata un caso di studio per i partecipanti del Master Fare Radio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano dell’anno 2024.

La radio come modo per guardare al futuro partendo da ciò che conta di più: il pubblico, il territorio e quella capacità di restare riconoscibili anche quando tutto cambia.

In genere la radio ha una caratteristica speciale: non chiede di fermarsi. Ti resta vicina mentre la giornata comincia, ti dà le prime notizie del mattino, ti accompagna con una canzone e, quando serve, ti dà anche la carica per partire con il piede giusto. Riempie un negozio, tiene compagnia in ufficio o resta accesa in sottofondo mentre la giornata scorre.

Non pretende necessariamente gli occhi o concentrazione costante. Le basta essere una voce.

Ed è forse per questo che, dopo più di un secolo di storia, continua a non sembrare mai davvero vecchia. Le immagini passano veloci, i social scorrono, le piattaforme cambiano abitudini e linguaggi.

La radio si evolve, ma conserva una caratteristica unica: è una presenza discreta, che non invade e non pretende attenzione. Entra nelle giornate, accompagna un momento qualunque della giornata e finisce per diventare familiare. E proprio quei momenti apparentemente ordinari, alla fine, diventano importanti perché la radio vive lì: nelle abitudini delle persone.

Una presenza familiare chiamata Babboleo

In Liguria, questa presenza familiare porta da cinquant’anni il nome di Radio Babboleo.

A volte basta una scena per capirlo. Può sembrare sorprendente vedere la mascotte del leone di Babboleo passeggiare per strada ed essere riconosciuta allo stesso tempo da un’anziana signora e da un bambino che corre verso di lei gridando: «Mamma, mamma, c’è Radio Babboleo!». Eppure succede davvero.

Perché Babboleo è una presenza. Non la si incontra necessariamente ogni giorno, ma c’è. Fa parte del paesaggio quotidiano di molte persone, dei loro ricordi e delle loro abitudini. Non deve rimanere accesa costantemente per occupare uno spazio nella vita di chi l’ha ascoltata. Basta una sigla, un ritornello, un nome o un ricordo per riaprire una porta.

Nel tempo Babboleo ha costruito un legame profondo con la Liguria e con i liguri, raccontandone il carattere, le abitudini e le trasformazioni. Un rapporto fatto di fiducia, familiarità e senso di appartenenza che attraversa generazioni diverse.

È un patrimonio che non si misura soltanto contando quante persone hanno la radio accesa in un determinato momento, ma anche osservando quanto il nome Babboleo sia rimasto nella memoria collettiva e continui a essere riconosciuto da chi l’ha incontrato lungo il proprio percorso.

Ed è proprio da qui che nasce la domanda più interessante: che cosa succede quando una radio con cinquant’anni di storia viene osservata da chi oggi sta imparando a fare radio?

Quando Babboleo entra in aula

Radio Babboleo è stata scelta come caso studio non come un reperto del passato da osservare con nostalgia, ma come una realtà viva da analizzare e capire per immaginarne il futuro.

Davanti agli studenti non c’era soltanto una radio storica bensì un marchio conosciuto in tutta la Liguria, una comunità costruita nel tempo e una domanda: come può una radio adattarsi al nuovo senza perdere la propria anima?

Il Master lavora come un incubatore di progetti, infatti la formazione non resta chiusa nelle lezioni, ma incontra aziende, problemi reali e obiettivi concreti. Gli studenti ricevono un brief, studiano i materiali a disposizione, ascoltano chi lavora dentro l’azienda e trasformano dati e intuizioni in proposte.

Nel caso di Babboleo, il lavoro non è partito direttamente dalla progettazione, ma dall’analisi. Il percorso si è sviluppato in tre passaggi: comprendere il mercato, entrare nel patrimonio della radio, ascoltare direttamente il pubblico. Solo dopo una prima fase di ricerca si è giunti alla costruzione delle loro proposte.

Primo passaggio: guardare il mercato ligure

Il primo passaggio è partito da una domanda molto concreta: quale spazio occupa Radio Babboleo nel panorama dei media presenti in Liguria?

Sono stati osservati non soltanto gli altri marchi radiofonici, ma anche televisioni locali, testate giornalistiche e tutti quei mezzi che, ogni giorno, si contendono l’attenzione del pubblico e gli investimenti delle aziende.

Anche nell’epoca delle grandi piattaforme è proprio dal territorio che bisogna partire, perché è lì che nascono le relazioni più autentiche e il valore più riconoscibile.

Esiste un mondo di mezzi locali capaci di fare ciò che i grandi player non possono fare nello stesso modo: stare vicino alle persone, conoscere i luoghi, incontrare le imprese, parlare a una comunità precisa.

Così, una radio nazionale può arrivare ovunque, ma una radio territoriale può scendere in strada.

Può incontrare chi ascolta parlando con le aziende che lavorano sul territorio, accompagnare gli eventi, riconoscere i quartieri, le piazze, le abitudini e persino le piccole complicazioni quotidiane. Per molte attività liguri, la vicinanza non è un limite, anzi, è il motivo per scegliere un mezzo che conosce già le loro esigenze.

Secondo passaggio: capire che cosa significa Babboleo

Dopo l’analisi del mercato, l’attenzione si è spostata sulla radio approfondendo i dati d’ascolto, le caratteristiche del pubblico e soprattutto il patrimonio costruito da Babboleo in cinquant’anni: ricordi, esperienze, legami, abitudini e identità.

Per capire Babboleo era necessario capire la Liguria, la sua essenza e il rapporto che i liguri hanno con il proprio territorio.

Noi liguri lo sappiamo bene: qui è difficile annoiarsi. È molto più facile ritrovarsi con il fiatone tra costa e montagne, le orecchie che si tappano nelle gallerie e gli occhi che, ad ogni curva, tornano a cercare il mare.

In una regione così stretta tra acqua e monti, anche il segnale radio deve fare i conti con la geografia. E forse è anche per questo che molti liguri associano il ritorno a casa a un momento preciso: quello in cui, superato il confine regionale, Radio Babboleo torna ad accompagnare il viaggio. Per chi vive qui è un suono familiare, per chi arriva da fuori spesso è l’inizio di una vacanza attesa, il primo segnale di essere finalmente arrivato al mare.

Ma la Liguria non è soltanto un territorio complesso. È anche un luogo ricchissimo, dove in pochi chilometri cambiano paesaggio, ritmo, accento e abitudini. Ci sono il mare e i borghi, i quartieri che sembrano piccoli paesi, le vallate, gli eventi, le sagre, il turismo e una quotidianità fatta di comunità fortemente riconoscibili.

Per una radio locale, tutto questo non è un ostacolo da superare, ma la materia prima da cui partire per costruire il proprio racconto.

Una piattaforma può conoscere i nostri gusti, suggerire una canzone dopo l’altra e creare una playlist quasi perfetta, ma non attraversa una galleria ligure e non resta bloccata nel traffico genovese, non entra in una festa di paese. Non conosce il modo in cui una comunità vive il proprio territorio.

Radio Babboleo sì.

Ed è proprio da qui che emerge uno dei punti più forti del lavoro: tornare a vivere e raccontare il territorio. Non soltanto descriverlo dal microfono, ma attraversarlo, incontrarlo e farsi riconoscere.

Terzo passaggio: ascoltare chi ascolta

La terza fase ha passato la parola al pubblico.

Dopo aver osservato il mercato e studiato la radio, era arrivato il momento di ascoltare chi, quella radio, la vive ogni giorno. Attraverso una ricerca che ha coinvolto cinquecento persone, gli studenti hanno cercato di andare oltre i numeri. Non interessava soltanto sapere quale emittente venisse ascoltata o per quanto tempo restasse accesa, ma capire quali ricordi, sensazioni e significati si nascondessero dietro quell’ascolto.

È stato proprio in questa fase che è emersa una differenza importante: essere ascoltati non è la stessa cosa che essere ricordati.

Una radio può anche essere spenta e continuare ad esistere nella memoria delle persone. Può riaffiorare attraverso una voce riconosciuta all’improvviso, una canzone ascoltata per caso, un viaggio in auto, una festa o un periodo particolare della propria vita.

Babboleo custodisce da anni questo patrimonio invisibile. Un patrimonio fatto di ricordi, relazioni e familiarità che non può limitarsi ad essere conservato, ma che ha bisogno di essere continuamente riacceso.

E quando agli ascoltatori è stato chiesto che cosa si aspettano dalla loro radio, la risposta è tornata spesso nello stesso luogo: il territorio. La richiesta non era soltanto quella di raccontare la Liguria, ma di viverla. Di essere presenti nei luoghi, nelle comunità, negli eventi e nelle storie che ogni giorno ne costruiscono l’identità. In altre parole, di continuare ad essere una presenza riconoscibile nella vita delle persone.

È su questa base che il caso Babboleo è arrivato nelle mani degli studenti.

Gli studenti davanti a una radio viva

Nessuno degli studenti proveniva dalla Liguria.

Prima di progettare qualcosa per Babboleo, quindi, gli studenti dovevano capire Babboleo.

Hanno ricevuto dati, ricerche, analisi, ma anche storia, memoria e racconto del territorio. Hanno incontrato una radio con un’identità forte e con un pubblico affezionato, che non poteva essere trattata come un marchio qualunque.

Hanno guardato Babboleo da fuori, senza la nostalgia di chi l’ha vissuta dagli inizi, ma anche senza il bisogno di cancellare ciò che esisteva prima. Proprio per questo hanno portato uno sguardo nuovo su una radio che appartiene alla memoria di tanti liguri. Appartenere a una generazione diversa rispetto a quella che ha fatto nascere Babboleo, ha permesso loro di porsi domande diverse e più attuali.

Si sono chiesti che posto ricopre oggi una radio nella vita di chi ascolta musica sul telefono. Hanno dato la possibilità a Radio Babboleo di comprendere come si parla ai giovani senza fingere di parlare come loro. Hanno evidenziato l’importanza dei social, delle app, del video e delle nuove tecnologie senza perdere il cuore della radio.

Il brief: territorio e giovani adulti

Il brief affidato agli studenti chiedeva di lavorare soprattutto su due fronti: il territorio e le fasce più giovani del pubblico.

Dalle analisi era emerso un legame molto forte con la parte adulta e centrale dell’audience. Più complesso, invece, il rapporto con i giovani adulti, cresciuti tra smartphone, social, streaming e piattaforme musicali.

La sfida non era convincere i giovani ad abbandonare Spotify, YouTube o TikTok.

Era dare loro un motivo per aggiungere anche la radio.

Una canzone si può ascoltare praticamente ovunque. Più difficile è trovare una voce capace di interpretare una giornata, trasmettere ciò che succede intorno, fare compagnia e costruire un rapporto che non finisca con l’ultimo ritornello.

Gli studenti hanno lavorato anche sul sistema delle tre emittenti del gruppo: Radio Babboleo, Babboleo Suono e Babboleo Lab. La “mamma” e i suoi figli.

Tre realtà diverse, con pubblico e linguaggi differenti, ma parte della stessa famiglia.

Il punto era capire come farle dialogare senza sovrapposizioni, valorizzando la personalità di ciascuna.

La radio “Young”, Babboleo Lab, è apparsa come lo spazio più aperto alla sperimentazione. Non soltanto una radio con una selezione musicale diversa, ma una possibile porta d’ingresso per il pubblico più giovane. Un luogo nel quale immaginare contenuti, eventi, video, linguaggi e iniziative capaci di intercettare nuove abitudini. Lab può essere proprio questo: un laboratorio, una tela bianca capace di parlare alle nuove generazioni senza perdere il legame con il gruppo.

Babboleo torna sul territorio

Nella fase finale gli studenti hanno trasformato i materiali ricevuti in idee.

Ed è qui che il progetto è diventato anche un piccolo esperimento culturale perché ragazze e ragazzi che non provenivano dalla Liguria hanno provato a entrare nell’atmosfera genovese. E alcune intuizioni hanno riportato Babboleo proprio là dove una radio territoriale può essere più forte: tra le persone.

Tra le suggestioni emerse c’era quella di Babboleo come “faro” di Genova. Un’immagine certo immediata per la città della Lanterna, ma efficace per raccontarla come una guida per gli ascoltatori nelle giornate in Liguria.

Altri progetti hanno lavorato sul ritorno fisico della radio sul territorio, immaginando momenti condivisi e occasioni in cui Babboleo potesse incontrare le persone oltre che farsi ascoltare.

Location che andavano oltre il centro città per toccare quartieri, piazze e luoghi di passaggio. Genova, del resto, è una città fatta di tante identità interne. Quartieri che a volte sembrano piccoli paesi, con orgoglio, abitudini e senso di appartenenza propri.

Nei progetti sono comparsi eventi musicali, silent disco, momenti di comicità, cacce al tesoro tra quartieri, cene condivise, iniziative legate al mare e possibili collaborazioni con grandi appuntamenti del territorio. Non tutte queste idee devono necessariamente diventare realtà, ma raccontano una Babboleo da incontrare oltre che da ascoltare.

Una radio non è più soltanto una radio

Uno dei passaggi fondamentali del lavoro è stato leggere Babboleo come una piattaforma.

La diretta resta il cuore, ma intorno ci sono sito, app, social, video, podcast, streaming, eventi e occasioni di incontro con il pubblico.

Il grosso dell’ascolto radiofonico passa ancora dall’FM e dall’autoradio, ma la radio ha saputo reinventarsi anche attraverso smartphone, smart speaker e dispositivi digitali.

FM, DAB, app e streaming sono porte diverse che conducono allo stesso contenuto.

Da quello stesso telefono possiamo guardare una serie, aprire un social, leggere un quotidiano, ascoltare una playlist o scegliere un podcast.

La vera domanda è: perché dovremmo scegliere proprio quella voce?

Qui entra in gioco il marchio. E il motivo per cui sceglierlo resta sempre lo stesso: la sua riconoscibilità. L’identità di Radio Babboleo dà un motivo per restare.

I social sono un ingrediente, non tutta la ricetta

Anche i social sono entrati nel lavoro degli studenti.

Non come un obbligo da rispettare con il post del giorno, ma come una possibilità da usare con buon senso.

Per una radio, i social possono essere una finestra sugli studi, un modo per mostrare i dietro le quinte, raccontare eventi, far vedere ciò che per anni si poteva soltanto immaginare.

Possono raggiungere chi ancora non ascolta la diretta e creare nuove occasioni di contatto.

Ma non basta pubblicare per essere rilevanti.

I social sono un ingrediente. Vanno dosati in base al pubblico, al progetto e all’identità della radio.

Il rischio è fermarsi ai numeri: follower, visualizzazioni, impression. Ma una visualizzazione non è automaticamente un legame.

Il punto non è imitare ciò che fanno tutti ma piuttosto comprendere che cosa può fare Babboleo restando Babboleo.

L’intelligenza artificiale e ciò che resta umano

Quando gli studenti hanno lavorato al progetto, l’intelligenza artificiale generativa non aveva ancora il peso che ha oggi.

Dal 2022 lo scenario è cambiato rapidamente. Testi, immagini, voci e interi processi possono essere prodotti o automatizzati.

La domanda allora diventa ancora più forte: quali margini di azione rimangono ad un mezzo radiofonico?

La risposta sta in ciò che la radio sa fare meglio: vivere la vita dei quartieri, entrare nelle conversazioni, dare un senso di presenza, rilevanza e vicinanza.

Una macchina può costruire una scaletta, suggerire un contenuto o riassumere una notizia.

Più difficile è farle capire il tono di una città, i bisogni di una comunità o il momento in cui chi ascolta ha bisogno di essere informato, rassicurato oppure semplicemente fatto sorridere.

Il valore degli studenti

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Più i processi diventano automatizzabili, più la relazione umana acquista valore.

Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce una delle sfide più importanti per il futuro della radio: formare nuove generazioni capaci di unire la creatività, la sensibilità verso il pubblico e le competenze necessarie per affrontare un settore in continua trasformazione.

Radio Babboleo è nata da ragazzi e ragazze che, in qualche modo, si sono inventati la radio. Il mestiere si imparava sul campo, accendendo un microfono, scegliendo i dischi, rispondendo al telefono e trovando soluzioni ogni giorno. Quello spirito di scoperta non è scomparso, ma oggi chi vuole lavorare nella radio entra in un mondo molto più complesso, dove alla passione devono affiancarsi capacità editoriali, conoscenza dei dati, strumenti digitali e una nuova attenzione ai linguaggi con cui le persone comunicano.

La formazione diventa quindi un passaggio fondamentale, non per togliere spontaneità a questo mestiere, ma per dare alle idee una direzione e trasformare intuizioni in progetti concreti.

In questo sta il valore dell’esperienza vissuta dagli studenti del Master Fare Radio. Giovani professionisti che si sono trovati davanti a una realtà vera, con una storia di cinquant’anni alle spalle e con una domanda aperta sul futuro. Non dovevano semplicemente immaginare una nuova radio, ma capire come accompagnare un marchio così riconoscibile dentro un contesto completamente cambiato.

Per farlo sono dovuti entrare nel mondo di Babboleo, ascoltare il pubblico, analizzare i dati e osservare una radio territoriale con occhi nuovi. Arrivare da un’altra generazione e da un altro punto di vista è stato il loro punto di forza. Una nuova generazione ha osservato Babboleo da fuori, ha studiato la sua storia, ha provato a capirne il pubblico e ha immaginato modi nuovi per farla crescere.

Non sempre chi arriva da fuori vede tutto. Ma spesso vede cose che, da dentro, rischiano di passare inosservate o essere date per scontate. Per questo un confronto generazionale può essere prezioso.

L’obiettivo non era fingere di parlare come parlano i giovani ma saperli ascoltare capendo la loro vita quotidiana, i loro bisogni, i loro linguaggi, senza perdere l’identità di partenza.

Per aggiornarsi, reinventarsi e trovare un nuovo spazio nel panorama dei media, una realtà non può fare a meno di ascoltare anche chi, negli anni successivi, sarà chiamato a viverla, raccontarla e trasformarla.

Babboleo ha messo sul tavolo la propria storia, i propri dati e le proprie domande creando uno spazio di confronto in cui esperienza e nuove idee potessero incontrarsi.

E quando si decide di mettersi in gioco lealmente e con fiducia, il risultato non è soltanto un progetto migliore, ma un rapporto più forte con chi contribuisce a costruirlo.

Il pubblico al centro

Alla fine di questo percorso, però, c’è una cosa che non può essere dimenticata: ci siete voi.

Siete voi che accendete la radio ogni mattina in macchina, che la lasciate andare mentre lavorate, che la incontrate durante un evento o che magari non la ascoltate tutti i giorni, ma riconoscete subito una voce, una canzone o quel modo familiare di raccontare le cose. Ci siete voi che siete cresciuti con Babboleo e ci sono quelli che potrebbero scoprirla domani attraverso un video, una festa, una storia o una nuova voce capace di fare breccia nella vostra giornata.

Perché una radio esiste davvero quando qualcuno sceglie di farle spazio nella propria vita. E il futuro di Babboleo non può essere soltanto una questione di tecnologia, piattaforme o nuovi strumenti: prima di tutto riguarda il rapporto che abbiamo costruito con voi, la fiducia che ci avete dato e la capacità di continuare ad essere presenti nei luoghi che vivete ogni giorno.

La stessa domanda che cinquant’anni fa ha fatto nascere questa radio torna ancora oggi. Nel 1976 un gruppo di ragazzi entrava in uno studio e provava a immaginare una voce capace di raccontare la Liguria; cinquant’anni dopo altri ragazzi e ragazze hanno raccolto quella storia, l’hanno studiata e hanno provato a capire quale potesse essere il suo prossimo capitolo.

Sono cambiati gli strumenti: ai vinili si sono aggiunti app, social, piattaforme digitali, smart speaker e nuove tecnologie. Ma la domanda più importante è rimasta la stessa: come si costruisce una radio nella quale possiate continuare a riconoscervi?

La risposta passa ancora dalla relazione, dal territorio e dalla capacità di ascoltarvi. Significa cambiare senza perdere ciò che siamo, trovare nuovi modi per incontrarvi senza dimenticare il motivo per cui Babboleo è diventata una presenza familiare.

Perché arrivare a cinquant’anni non significa soltanto avere una storia da raccontare, ma avere un patrimonio fatto di voci, ricordi e momenti condivisi da cui continuare a ripartire. E quel patrimonio non vive soltanto negli archivi o nei numeri: vive nelle persone che hanno scelto Babboleo, ieri e oggi.

Ed è proprio insieme a voi che questa storia continua. Per festeggiare cinquant’anni di radio, territorio e comunità, l’appuntamento è il 2 luglio in Piazza delle Feste al Porto Antico di Genova. Una festa per ritrovarsi, incontrarsi dal vivo e celebrare una voce che da mezzo secolo accompagna la Liguria e, perché no, anche chi ligure lo è diventato solo per un giorno.

Per rimanere sempre aggiornati: Radio Babboleo.

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