Alla Pineta di Arenzano tre giorni per scoprire le case dove l’Italia imparò ad “Abitare la vacanza”
La Pineta di Arenzano nacque nel 1956 come centro turistico balneare per la borghesia e l’alta società milanese. Settant’anni dopo, quel quartiere affacciato sul mare viene riletto come uno dei luoghi in cui l’architettura italiana del Novecento ha sperimentato un nuovo modo di costruire la vacanza, mettendo insieme case, paesaggio, orizzonte e vita all’aperto.
Dal 3 al 5 luglio la Pineta ospiterà “Abitare la Vacanza / Pineta Modernissima”, terza edizione del festival di architettura ideato dall’associazione culturale plug_in e curato da Emanuele Piccardo. In programma talk, proiezioni, reading e visite guidate alle architetture realizzate da alcuni tra i più importanti progettisti italiani del Novecento.
La rassegna è promossa da Fondazione Pineta di Arenzano e plug_in, con il patrocinio di Do.co.mo.mo Italia e Inarch Liguria. Quest’anno inaugura un nuovo format dedicato interamente alla Pineta, con un progetto che proseguirà fino al 2028 e porterà alla nascita dell’Archivio della Pineta di Arenzano.
Un laboratorio di architettura sul mare
La storia della Pineta comincia con il piano redatto da Ignazio Gardella e Marco Zanuso su committenza della Marchesa Matilde Negrotto Cambiaso e del Marchese Marcello Cattaneo Adorno. L’idea era creare un insediamento per la villeggiatura ma il risultato sarebbe diventato qualcosa di più importante di un semplice quartiere residenziale.
A spiegarla è Emanuele Piccardo, curatore del festival, intervistato da Radio Babboleo. «Concentra nel suo territorio opere realizzate da alcuni tra i più importanti architetti italiani, da Gio Ponti a Zanuso, Gardella, Vico Magistretti, Luigi Caccia Dominioni, Anna Castelli Ferrieri e Roberto Menghi».
Per Piccardo, la Pineta diventa così un laboratorio. Gli architetti si confrontano con una domanda in particolare: come si costruisce una casa per la vacanza senza trattarla come una copia ridotta della casa di città? La risposta passa attraverso il rapporto con il paesaggio. Negli anni Cinquanta la zona non aveva l’aspetto verde e ordinato che mostra oggi. Durante la guerra, racconta Piccardo, molti alberi erano stati tagliati dagli abitanti per cucinare, fare fuoco e scaldarsi.
Case, paesaggio e una vacanza che non esiste più
Il piano di Gardella e Zanuso compie quest’anno settant’anni. Riguardarlo oggi significa anche misurare la distanza tra due modi diversi di vivere il tempo libero.
«La società della metà degli anni Cinquanta era molto diversa da quella attuale», dice Piccardo. «Allora il tempo della vacanza si dilatava nei tre mesi estivi. Oggi è molto più frammentato e anche il cambio generazionale ha influito nel modo di vivere queste case».
Il festival serve quindi anche a rimettere in discussione un patrimonio che rischia di essere guardato soltanto come sfondo. La Pineta non è fatta solo di ville firmate e scorci sul mare ma di un progetto urbanistico nel quale architettura e natura provavano a costruire una forma precisa di abitare.
Calvino a Marina Grande e il tema della speculazione
Nel programma entra anche la letteratura. Sabato 4 luglio, alle 19, a Marina Grande, il Teatro Il Sipario Strappato leggerà brani da “La speculazione edilizia” di Italo Calvino.
La scelta non è casuale. Marina Grande, ricorda Piccardo, appartiene a una fase successiva della Pineta, quando dopo l’avvio legato ai maestri del razionalismo italiano arrivarono altri interventi, con qualità molto diverse e, in alcuni casi, con dinamiche più vicine alla pressione immobiliare. «È una riflessione sul fatto che oggi la Pineta è un patrimonio», spiega Piccardo. «Dobbiamo conservarlo, curarlo e amarlo».
Il reading porta quindi dentro il festival una domanda, e una missione, che riguarda molti luoghi della costa ligure: come si tiene insieme la memoria architettonica con l’uso contemporaneo degli spazi? E come si interviene su edifici privati che però hanno un valore culturale collettivo?
Un archivio per conoscere la Pineta
Il progetto “Pineta Modernissima” è pensato come un percorso triennale, dal 2026 al 2028, che dovrà portare alla nascita dell’Archivio della Pineta di Arenzano.
L’idea è raccogliere e mettere in relazione materiali oggi dispersi tra archivi fotografici, fondi pubblici e collezioni private: disegni, immagini, documenti, studi e testimonianze legati alle ville, agli edifici e al piano urbanistico della Pineta. Un lavoro utile non soltanto agli studiosi: «Serve anche a costruire consapevolezza nei proprietari e nei progettisti, perché quando intervengono su questi capolavori della modernità lo facciano con sensibilità».
Molte delle architetture della Pineta sono infatti abitazioni private, utilizzate e trasformate nel tempo. Senza una conoscenza condivisa, il rischio è modificare edifici importanti senza comprenderne il valore.
La Pineta si apre con visite, talk e proiezioni
La Pineta è nata come luogo elitario e in parte lo è rimasta, ma il festival prova ad aprirla a un pubblico più ampio, mettendo in contatto residenti, visitatori, studiosi e curiosi. Si parte venerdì 3 luglio al Golf Club, con incontri dedicati a Vittorio Giorgini, al restauro di Villa Morassutti e alle proiezioni dei film “La balena nel bosco” di Emanuele Piccardo e “Bruno Morassutti. Tema e variazioni”. Sabato e domenica il cuore del programma saranno le visite alle architetture della Pineta, tra opere di Gardella, Zanuso, Gio Ponti, Magistretti, Menghi e Castelli Ferrieri. Nel fine settimana ci saranno anche i Premi Abitare la Vacanza 2026, il reading da “La speculazione edilizia” di Italo Calvino a Marina Grande e gli incontri conclusivi sulla pianificazione della vacanza moderna e sul futuro di Marina Grande. Informazioni e prenotazioni su abitarelavacanza.it.
Foto di copertina: Condominio La Rotonda, Gardella-Castelli Ferrieri, 1961-1964. Foto © Emanuele Piccardo.
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