Teatro danza a Genova: Elògio, quando il corpo diventa racconto

“Una scimmia resta solo una scimmia anche se veste di porpora.”
La frase è di Erasmo da Rotterdam. Ed è una chiave perfetta per entrare dentro Elògio, lo spettacolo di teatro-danza di CollectiveLAB Under18, in scena a Genova sabato 30 maggio alle 21 allo Stradanuova Teatro Centrale.
Si parte dall’Elogio della follia, il capolavoro satirico e umanistico pubblicato da Erasmo nel 1511, e si arriva molto più lontano. Anzi, in profondità. Non una semplice trasposizione teatrale, ma una drammaturgia autonoma, costruita attorno al corpo, alla voce, alla presenza e alla ricerca di una verità scenica.
Sul palco, nove ragazze tra gli undici e i diciotto anni, allieve di CollectiveLAB Under18, il collettivo di teatro-danza nato a Genova e guidato da Annalisa Serpe, coreografa, regista, autrice e direttrice del progetto.
Il lavoro di Annalisa Serpe: cercare verità attraverso corpo e voce
“…l’obiettivo è produrre verità. Verità attraverso il corpo, verità attraverso la voce…”, racconta Annalisa Serpe ai microfoni di Radio Babboleo.
E, in questa frase, c’è il cuore del suo lavoro. Per Serpe il teatro-danza non è una forma estetica, non è danza pensata solo per essere guardata, non è virtuosismo fine a se stesso. È uno strumento drammaturgico. Un modo per raccontare, interrogare, portare in scena emozioni, domande, ombre e intuizioni.
La danza diventa linguaggio. Il corpo diventa pensiero. La voce non accompagna soltanto il movimento, ma lo attraversa. Un urlo, un verso, un respiro, una parola recitata possono diventare parte della stessa ricerca.
Il punto di partenza può essere un libro, come in questo caso. Ma anche una domanda personale, un’opera d’arte, un’esperienza fisica, un’immagine nata durante il lavoro o perfino durante il sogno. Serpe racconta che spesso alcune sequenze arrivano di notte, come un sogno lucido. Altre nascono dalla meditazione o emergono danzando insieme alle ragazze.
Poi arriva il caos.
Ed è lì che comincia davvero il processo creativo.
“…Per diversi mesi è il caos…”, ci ha spiegato Annalisa, con gli occhi che brillano come succede alle persone che amano profondamente quello che fanno. Un caos che non è disordine, ma spazio di sperimentazione. La possibilità di cambiare, modulare, non fissare subito una forma definitiva. In questo processo le giovani interpreti non sono semplici esecutrici. Sono parte attiva del lavoro. Propongono, reagiscono, attraversano il materiale, diventano co-conduttrici del processo creativo.
Un legame di fiducia tra maestra e allieve
Dentro Elògio c’è anche un legame evidente: quello tra Annalisa Serpe e le sue allieve.
Un rapporto fatto di fiducia, ascolto e responsabilità. La maestra guida le sue giovani artiste con l’entusiasmo di chi non ha smesso di stupirsi davanti alla complessità della natura umana e ai doni che l’arte può restituire. Non si tratta di ricercare soltanto la bellezza visiva ma qualcosa di più profondo: una verità da attraversare e condividere.
Il suo lavoro assomiglia a una caccia al tesoro. Passo dopo passo, gesto dopo gesto, le interpreti vengono accompagnate a cercare ciò che si nasconde sotto la forma: un’intenzione, una ferita, un’immagine, una possibilità di racconto.
La lezione, racconta Serpe, non è solo tecnica. C’è la danza, certo: tecnica contemporanea, balletto, memoria muscolare, preparazione atletica. Ma c’è anche lo studio del respiro, statico e dinamico. C’è il lavoro sulla sincerità della voce. C’è la capacità di stare nella fatica, di superare una soglia, di scoprire che proprio lì può aprirsi una consapevolezza nuova.
Giulia e Sofia, due interpreti del collettivo, lo dicono con chiarezza: è un lavoro difficile, a volte estremo, ma è proprio dentro quella fatica che si impara a conoscere il proprio corpo e a farlo parlare.
Che cos’è il teatro-danza
Per chi non conosce questo linguaggio, la definizione più semplice è anche la più diretta: teatro e danza insieme.
Ma nel lavoro di CollectiveLAB Under18 la danza non è usata come decorazione. Non serve a costruire una forma perfetta. Serve a portare avanti un racconto.
Annalisa Serpe parla di “quadri in movimento” dentro una drammaturgia orizzontale. Non c’è una trama tradizionale, con una storia lineare, personaggi e sviluppo narrativo classico. Ci sono temi, immagini, contrasti, corpi che si interrogano.
In Elògio i temi sono quelli della follia, della mistica, della spiritualità, della parte animale e della parte sacra dell’essere umano. Sacralità e bestialità convivono, si sovrappongono, dialogano. Il risultato è uno spettacolo fatto di colpi di scena, ritmi incalzanti, spazi sospesi, ironia, momenti di lentezza e passaggi di forte intensità.
Non dà risposte definitive. Lascia domande.
Erasmo da Rotterdam visto attraverso il corpo
Affrontare l’Elogio della follia con ragazze dagli undici ai diciotto anni potrebbe sembrare una sfida quasi impossibile. E invece è proprio qui che il progetto trova una delle sue forze.
Per Giulia e Sofia, lavorare su un testo così complesso attraverso il teatro-danza significa poterlo capire in un modo diverso. Non soltanto studiarlo, ma attraversarlo. Non solo leggerlo, ma sentirlo.
Il corpo diventa una chiave di comprensione. Un movimento può rendere memorabile un passaggio che sulla pagina sembrava distante. Una scena può aiutare chi guarda a entrare in un testo che magari conosce solo dai banchi di scuola, o che ha dimenticato.
Erasmo, nel suo Elogio della follia, usa l’ironia per smascherare le ipocrisie del potere, della cultura, della società e della religione. La Follia parla in prima persona e si presenta come forza necessaria alla vita. Senza una parte irrazionale, dice Erasmo, l’esistenza sarebbe più povera, più rigida, meno umana.
Elògio raccoglie questa intuizione e la porta in scena con strumenti contemporanei. Non spiega Erasmo. Lo rimette in movimento.
Da un corpo da guardare a un corpo per raccontare
C’è un tema che rende questo spettacolo, non solo attuale, ma necessario, soprattutto per le generazioni più giovani.
Viviamo in una società in cui il corpo, specialmente quello femminile, è spesso esposto, misurato, commentato, giudicato. I social amplificano questa pressione. Il corpo rischia di diventare solo immagine.
Il teatro-danza apre una possibilità diversa.
Sofia lo racconta con parole che ci restituiscono il senso di responsabilità per quello che fa: sul palco il pubblico non guarda il corpo per giudicarne la forma, ma per ascoltare ciò che quel corpo ha da dire. Non conta se un corpo corrisponda o mano a un canone. Conta il movimento, il messaggio, la verità che riesce a trasmettere.
Giulia aggiunge che questo lavoro aiuta anche ad accettarsi. A capire che il corpo non è soltanto qualcosa da mostrare, ma uno strumento con cui “parlare” e raccontare concetti profondi, emotivi, importanti.
E questo è uno dei messaggi, forse, più potenti del lavoro di CollectiveLAB Under18: il corpo non deve essere perfetto per raccontare. Deve essere presente. Vivo. Sincero.
CollectiveLAB Under18, un progetto unico a Genova e in Italia
CollectiveLAB Under18 è un progetto nato a Genova alla fine del 2024, fondato dall’Associazione CoreoLAB Danza e Coreografia. È un collettivo di teatro-danza aperto a studenti di danza, teatro, musica e arti performative fino ai 18 anni, in residenza artistica presso Stradanuova Teatro Centrale, a Palazzo Rosso, nel cuore di Genova.
Si guarda al Tanztheater. Alla ricerca di Kurt Jooss e Pina Bausch, ma il percorso ha una forte identità locale e contemporanea.
Serpe lo definisce un progetto di avviamento alla professione, perché le ragazze lavorano dentro una produzione vera, in cartellone, davanti a un pubblico pagante.
Ma non solo. Per la direttrice, CollectiveLAB è anche un progetto che “fa welfare”.
Lo fa perché educa alla presenza. Alla concentrazione. Alla capacità di fermarsi. Di ascoltare il corpo. Di stare nel qui e ora.
Durante le prove, racconta Serpe, può capitare di imbattersi in un esercizio apparentemente semplicissimo: bere un sorso d’acqua e concentrarsi solo sulla sensazione dell’acqua che scende nel corpo. In un tempo dominato da distrazioni, notifiche, velocità e sovrastimoli, questo diventa un atto quasi rivoluzionario.
Il teatro-danza, in questa prospettiva, non è solo formazione artistica. È uno spazio in cui ragazze e ragazzi possono portare fuori paure, pensieri, tensioni, fragilità. Un luogo in cui imparare a conoscersi meglio.
Un progetto autofinanziato che chiede continuità
Elògio è un progetto autofinanziato, sostenuto da CollectiveLAB Under18, dall’Associazione CoreoLAB, dalle famiglie delle interpreti e dal lavoro diretto di Annalisa Serpe.
Ed è anche per questo che andare a vedere lo spettacolo significa sostenere qualcosa di più ampio di una singola serata teatrale. Significa dare forza a un percorso che investe sui giovani, sulla ricerca artistica, sulla professionalizzazione e su un’idea di cultura come strumento educativo.
Serpe lo dice apertamente: il progetto ha bisogno di pubblico, di attenzione, di supporto, anche da parte delle istituzioni. Perché la sua unicità sta proprio nelle sue caratteristiche: l’età delle interpreti, il linguaggio scelto, il livello di impegno richiesto, la serietà professionale del percorso.
Perché vedere Elògio
Elògio non è uno spettacolo solo per chi ama la danza. Anzi, Annalisa Serpe invita proprio a superare questa idea.
Chi sente la parola danza può pensare al balletto, alla forma, all’estetica classica. Qui siamo in un territorio diverso. Elògio è teatro, corpo, voce, pensiero, immagine, fatica, ironia, domanda.
È uno spettacolo che chiede allo spettatore una cosa semplice: spegnere il cellulare per 35 minuti e stare presente.
Guardare nove ragazze giovanissime attraversare un testo complesso, interrogare la follia, mettere in scena la parte più fragile e più potente dell’essere umano. E lasciarsi sorprendere da ciò che questa generazione è in grado di fare.
Teatro danza Genova: data, luogo e biglietti
Elògio – CollectiveLAB Under18 va in scena sabato 30 maggio alle ore 21 allo Stradanuova Teatro Centrale, a Genova ed è un progetto autofinanziato a cura di CollectiveLAB Under18 / Associazione CoreoLAB.
I biglietti sono disponibili sul sito dello Stradanuova Teatro Centrale.
Annalisa Serpe, Giulia Molinari e Sofia Canu, ai microfoni di Radio Babboleo, hanno raccontato come nasce il loro spettacolo di teatro – danza “Elògio” e, qualcosa di più, sul percorso umano e artistico di CollectiveLAB Under18.
L'articolo Teatro danza a Genova: Elògio, quando il corpo diventa racconto proviene da Babboleo.