Era il 1926 e la stampa libera moriva per legge. ‘Fascistissima’ è il nuovo libro di Giovanni Mari
GENOVA – Nel 1926 la libertà di stampa in Italia smette di esistere. È l’epilogo di una storia fatta di assalti alle redazioni, giornali incendiati, direttori cacciati e norme costruite per decidere chi poteva scrivere e chi no. È anche la storia di chi provò a opporsi, di una resistenza breve ma reale e delle domande che quel passaggio lascia ancora aperte. È questo il filo che attraversa Fascistissima – Come nel 1926 Mussolini eliminò la libertà di stampa, il libro dello scrittore e caporedattore del Secolo XIX Giovanni Mari, pubblicato da People.
A mettere nero su bianco il controllo è la legge 2307 del 1925, entrata in vigore a gennaio 1926. Da quel momento, i giornali possono essere censurati, sospesi o chiusi, i contenuti bloccati. Il meccanismo passa anche dalle nomine. Il direttore responsabile deve ottenere il riconoscimento del procuratore generale, che ascolta il prefetto. Se non è gradito, non dirige. Gli editori rispondono penalmente di ciò che viene pubblicato, l’accesso alla professione è filtrato da un albo ormai allineato al regime.
“Entrò in vigore una legge che eliminava la possibilità di fare informazione”, dice Mari. I giornali continuano a uscire ma cambiano funzione. Le testate socialiste, cattoliche e repubblicane vengono chiuse o commissariate: Avanti!, L’Unità, La Voce Repubblicana. Anche i grandi quotidiani vengono colpiti. Luigi Albertini lascia il Corriere della Sera, Alfredo Frassati cede La Stampa.
Una parte del giornalismo prova a opporsi. Nell’estate del delitto Matteotti molti quotidiani indicano apertamente il regime come mandante, la Federazione nazionale della stampa denuncia quello che sta accadendo ma le richieste restano senza risposta e le istituzioni si fermano. E così, “nel 1926 si spegne tutto e resta una sola voce”.
Mari, in Fascistissima, sceglie di raccontare questo passaggio anche attraverso una figura popolare come Alberto Sordi, un italiano come tanti. “Perché io il 10 giugno ero lì a esultare?”, si chiede Sordi ricordando l’ingresso in guerra. “Perché per vent’anni avevo sentito solo quella versione dei fatti”, riporta Mari. È la spiegazione di come una generazione intera sia cresciuta dentro la propaganda senza strumenti per capire davvero cosa stesse accadendo.
Lo sguardo arriva fino a oggi, dove il quadro è di certo più affollato ma non per questo più chiaro. “Quando tutte le voci dicono la stessa cosa bisogna farsi qualche domanda”, riflette ancora Mari. Oggi il problema non è la quantità di informazioni ma come circolano e la loro qualità: messaggi che si rincorrono senza contraddittorio, un rapporto sempre più diretto tra chi comunica al potere e chi ascolta, e quindi privo di mediazioni. È lì che, anche in un contesto diverso, possono tornare segnali già visti.
Il libro sarà presentato giovedì 16 aprile alle ore 17 presso il Circolo Matteotti, in via del Fossato, a Genova. Sempre giovedì 16, l’appuntamento anche alla sera, a partire dalle ore 20:30, presso lo Zodiac in piazza San Giorgio. Nei giorni successivi sono in programma incontri a Sestri Ponente e Arenzano. Il calendario proseguirà poi fuori regione, con tappe a Reggio Emilia, Empoli, Benevento e Napoli.Ascolta l’intervista su Radio Babboleo.
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