Defence for children Italia sulla scuola e la violenza giovanile: “servono ascolto e prevenzione, non punizioni”

GENOVA, 22 gennaio – Nel giorno del funerale di Abanoub Youssef, il ragazzo ucciso venerdì scorso all’Istituto Einaudi/Chiodo della Spezia da un compagno di scuola, Defence for Children International Italia prende posizione contro le prime risposte istituzionali emerse dopo il tragico fatto di cronaca.
L’organizzazione esprime solidarietà alle famiglie coinvolte e chiede un cambio di rotta netto: meno repressione, più ascolto, cura e partecipazione. Non metal detector e punizioni, ma prevenzione e responsabilità adulta.
A commentare è Pippo Costella, direttore di Defence for Children Italia, che critica duramente l’approccio securitario proposto in queste ore: “invece di pensare al disagio che oggi vivono le più giovani generazioni, sembra che la spinta repressiva costituisca l’unica risposta di cui le nostre istituzioni sono capaci“.
Secondo Costella, mentre ragazze e ragazzi denunciano da tempo il proprio malessere all’interno di un sistema scolastico che spesso “non funziona” o “cade letteralmente a pezzi”, l’attenzione pubblica si concentra su misure come l’introduzione dei metal detector all’ingresso delle scuole, trasformando luoghi educativi in spazi percepiti come ostili e alieni.
“Emarginare e punire i “delinquentelli” diventa l’alibi perfetto per non guardare in faccia la realtà – prosegue Costella –. Un mondo adulto che oggi mostra bassi livelli etici e civili si solleva dalle proprie responsabilità ricorrendo esclusivamente a metodi punitivi”.
Defence for children Italia: no repressione, sì a prevenzione e ascolto
Per Defence for Children, la violenza che coinvolge persone giovani non nasce nel vuoto, ma è il risultato di un contesto in cui il mondo adulto rinuncia al proprio ruolo educativo e di cura, delegando tutto a misure criminalizzanti e a narrazioni semplicistiche che trasformano adolescenti fragili in bersagli, anziché in persone da ascoltare e comprendere.
L’organizzazione sottolinea che la prevenzione non passa dall’umiliazione o da provvedimenti “esemplari”, ma da investimenti concreti: nella scuola pubblica, nel benessere psicologico, nell’educazione alle relazioni, nella presenza di servizi territoriali, di adulti competenti e di spazi sicuri dove ragazze e ragazzi possano esprimere il proprio disagio prima che esploda. Tutto questo, precisano, senza rinunciare a un chiaro riconoscimento delle responsabilità individuali.
In questo quadro, Defence for Children giudica gravissima anche la progressiva chiusura degli spazi di ascolto e partecipazione degli adolescenti nelle istituzioni.
“L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ha appena soppresso il Consiglio Nazionale delle Ragazze e dei Ragazzi – denuncia Costella – un organismo che negli ultimi due anni ha prodotto raccomandazioni lucidissime proprio su questi temi. Eppure si preferisce cancellare quelle voci invece di ascoltarle”.
Un messaggio chiaro, che arriva in un momento di forte emotività pubblica: di fronte a tragedie come quella della Spezia, secondo Defence for Children, la sicurezza non può sostituire l’educazione, e la repressione non può essere l’unica risposta al disagio delle nuove generazioni.
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