La città prende parola nell’Agorà del cibo: ecco cosa serve per la food policy di Genova. Domani e il 30 gennaio gli eventi finali

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La città prende parola nell’Agorà del cibo: ecco cosa serve per la food policy di Genova. Domani e il 30 gennaio gli eventi finali

GENOVA – Un’agorà, nell’antica Grecia, era il luogo dove la città prendeva parola. Genova prova a fare lo stesso partendo dal cibo. Domani, venerdì 16 gennaio, al Genova Blue District si chiude il percorso delle Agorà del cibo, promosso da Terra! e dalla rete Ricibo, con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo. Associazioni, aziende agricole, GAS, ristoratori, università e cittadinanza si ritrovano per approvare insieme il documento che chiede al Comune una reale e concreta politica locale del cibo. Il testo verrà consegnato alle istituzioni il 30 gennaio.

Il percorso ha attraversato sei quartieri – Voltri, Sampierdarena, Certosa, Val Bisagno, Sturla e Centro Storico – mettendo al centro luoghi di produzione, distribuzione e consumo. Incontri pubblici, questionari e tavoli di lavoro hanno fatto emergere dati e bisogni: meno aziende agricole e sempre più isolate, mercati rionali in declino, supermercati cresciuti del 65% negli ultimi anni, redditi in calo e un aumento costante della povertà alimentare. Oggi oltre 28 mila persone accedono ai servizi di distribuzione di cibo in città, mentre lo spreco alimentare supera le 10 mila tonnellate l’anno.

“Il 16 ci ritroveremo per co-scrivere e approvare un documento di raccomandazioni per attivare una politica del cibo per la nostra città”, spiega Silvia Cama, project manager di Terra! e referente per le politiche locali. Una politica intersettoriale, partecipativa, che veda il cibo come bene comune”.

Il documento approvato sarà presentato il 30 gennaio alla delegata comunale alle Politiche del cibo, Francesca Ghio, insieme alle altre istituzioni. “Serve uno sguardo sistemico sul tema del cibo e dell’accesso per tutti a un cibo di qualità, a partire dal sostegno agli agricoltori”, aggiunge Cama. Durante l’incontro verranno presentate anche le esperienze di Milano e Roma, città che hanno già avviato percorsi strutturati di food policy.

Le proposte emerse puntano su mercati di prossimità, filiere corte, introduzione di menù vegetali nelle mense scolastiche, recupero delle eccedenze e contrasto allo spreco. Ma anche su un cambio di prospettiva. “Parlare di cibo non è solo parlare di sociale: è ambiente, territorio, economia”, chiosa Cama.

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