Presepi in Liguria: guida completa 2025-2026 da Ponente a Levante

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Presepi in Liguria: guida completa 2025-2026 da Ponente a Levante

Un viaggio in una regione che è già presepe

Con i suoi poco più di 5.400 km², la Liguria ha imparato a non sprecare spazio: qui tutto sale, scende, si incastra. Trecentotrenta chilometri sospesi tra il blu profondo del mare e il verde scuro delle montagne, senza pianure a concedere tregua. Proprio come nei presepi antichi, dove ogni dettaglio trova il suo posto con precisione millimetrica.

È una terra verticale, intima e raccolta, che non si mostra tutta insieme ma invita ad avvicinarsi. Proprio come si fa con un presepe: chinandosi un po’, guardando meglio, lasciandosi incantare dai dettagli.
Ed è forse per questo che in Liguria i presepi non sono solo una tradizione natalizia, ma quasi una vocazione naturale.

Grandi e piccoli, storici e contemporanei, di pietra, di legno, di luce, i presepi sono ovunque. Un racconto diffuso, che ogni inverno torna con immutata voglia di lasciare a bocca aperta anche i meno sensibili all’atmosfera natalizia.

Indice

I PRESEPI IN LIGURIA DA NON PERDERE

UN MARE DI PRESEPI E TRADIZIONE

In Liguria il presepe è una storia che attraversa i secoli, un rito che si rinnova ogni anno, spesso l’8 dicembre, giorno dell’Immacolata Concezione.
Prima ancora che l’albero di Natale diventasse protagonista, il presepe era un gesto collettivo e familiare: statuine tramandate, ruoli condivisi, memoria viva.

Dal 1223, con Francesco d’Assisi, il presepe diventa racconto. Dal XVII secolo nasce una vera scuola del presepe genovese: statuine in legno intagliato, dorato e dipinto, commissionate da confraternite e chiese.

Le prime statuine erano in legno intagliato, dorato e dipinto, ispirate alle grandi opere d’arte sacra presenti nelle chiese cittadine. A commissionarle erano inizialmente le Casaccie, confraternite e ordini religiosi, che portavano in processione grandi statue del Santo Presepio e dei Re Magi.
Già dal 1610 documenti attestano l’uso di presepi mobili.

Solo più tardi il presepe entra nelle case private, prima nelle dimore nobiliari e poi nelle famiglie comuni. Tra Seicento e Settecento, a Genova, nobili e chiese si sfidano nell’allestire scenari sempre più raffinati: nascono botteghe specializzate di intagliatori, orafi, ebanisti e indoratori, mentre dame aristocratiche si dedicano, per gioco e devozione, a vestire i pastori con trine e tessuti preziosi.

Il presepe ligure resta , però, diverso da quello napoletano: meno affollato, più essenziale, più fedele al racconto evangelico.

Un presepe sobrio e misurato come l’anima dei liguri, ma intensissimo, dove la forza sta nella semplice maestosità del legno e nella precisione artigiana.

In questa guida di Radio Babboleo, ti portiamo a scoprire i presepi più belli e suggestivi della Liguria, da quelli viventi a quelli meccanici, passando per i tradizionalissimi fino a paesini illuminati che sembrano essi stessi una scena di presepe. Pronti?

PONENTE LIGURE

Presepi tra borghi, pietra e carrugi

Dolceacqua – Presepiando Festival

Il borgo medievale si trasforma in un percorso diffuso fatto di presepi nascosti sotto archi, nelle vetrine, negli angoli più inattesi. Qui non vince chi illumina di più, ma chi racconta meglio una storia.
Il Natale diventa lento, narrativo, condiviso.

In America, a Natale, funziona più o meno così: quartieri interi si sfidano a colpi di renne luminose, Babbi Natale gonfiabili formato SUV e chilometri di lucine visibili dallo spazio. Vince chi esagera di più.
A Dolceacqua, per fortuna, la sfida è diversa.
Qui non si gareggia a chi usa più corrente, ma a chi racconta meglio una storia.

Benvenuti al Presepiando Festival, dove il borgo medievale della Val Nervia si trasforma, in un percorso natalizio diffuso. Al posto delle slitte fluorescenti, carrugi in pietra. Al posto dei cervi al neon, presepi nascosti sotto archi antichi. E al posto della musica sparata a volume massimo, il rumore dei passi e delle voci che rimbalzano tra le case.

Tutti partecipano per addobbare il paese intero. Vetrine, finestre, nicchie, angoli improbabili diventano il campo di gioco di artisti locali, associazioni, botteghe e cittadini, che si mettono alla prova con presepi di ogni tipo.

C’è chi resta fedele alla tradizione ligure, chi osa con interpretazioni contemporanee, chi sperimenta materiali inaspettati. Legno, pietra, ferro, luci, oggetti di recupero. Qui la domanda non è “quanto brilla?”, ma “che storia racconta?”.

Passeggiando per il borgo, il visitatore diventa giudice inconsapevole. Nessuna giuria ufficiale, nessun trofeo, ma una continua sequenza di “guarda questo”, “hai visto quello?”, “questo è geniale”. Ogni vetrina è una sorpresa, ogni angolo una piccola scenografia. E sì, anche qui scatta la foto ricordo… ma con il Castello dei Doria sullo sfondo, non con l’alce luminoso.

Il Presepiando Festival va in scena da dicembre ai primi giorni di gennaio, e non è mai uguale a se stesso. Ogni weekend può cambiare il percorso, aggiungere un presepe, accendere una nuova luce.

A Dolceacqua si cammina piano, magari con un bicchiere caldo in mano, tra carrugi che profumano di storia e Natale. Si sale, si scende, si sbircia dentro le vetrine. Si “perde” tempo. Ed è proprio questo il bello.

Un modo tutto ligure di dire: il Natale non deve accecare, deve scaldare.

Come raggiungere il Presepiando Festival a Dolceacqua

Dolceacqua si raggiunge facilmente da Ventimiglia, risalendo la Val Nervia tra ulivi e piccoli borghi: una strada breve ma già capace di cambiare ritmo. Arrivati in paese, si parcheggia fuori dal centro storico e si prosegue a piedi, attraversando il Ponte Vecchio e addentrandosi nei carrugi medievali. Ed è proprio camminando senza fretta che il Presepiando Festival prende forma: presepi nascosti sotto archi, nelle vetrine e negli angoli più inattesi. Perdersi tra le vie di Dolceacqua è il modo migliore per scoprire ogni storia.

Taggia – Città dei Presepi

Un museo a cielo aperto della Natività: piazze, chiostri, cortili e scalinate ospitano presepi tradizionali e contemporanei. Un itinerario d’arte e fede che attraversa il borgo storico.

Quando l’inverno accende le luci della festa, Taggia – il suggestivo borgo dell’oliva affacciato sul mare della Riviera dei Fiori – si trasforma in un autentico museo a cielo aperto della Natività. Dal 14 dicembre al 6 gennaio, le antiche vie del centro storico ospitano Taggia Città dei Presepi, un percorso diffuso che racconta il Natale in mille forme e linguaggi visivi.

Ogni angolo diventa palcoscenico: nelle piazze, sotto archi medievali, nei cortili nascosti o affacciati sulle scalinate, trovano spazio presepi di grande poesia, realizzati con passione da artisti locali, artigiani, parrocchie, associazioni e i rioni tabiesi stessi. Ognuno è un piccolo capolavoro, che unisce tradizione, creatività e fede, dalle scene più sacre a reinterpretazioni moderne, tutte legate dal filo della bellezza.

La magia del percorso

Camminando tra i vicoli antichi del borgo, vi sembrerà di entrare in un racconto natalizio vivo: un presepe allestito nel chiostro suggestivo del Convento dei Domenicani; figure e scenografie in materiali vari – legno, vetro, tessuti e luce – che catturano lo sguardo e accendono l’immaginazione.

Per rendere la visita ancora più speciale, spesso il borgo si anima con luminarie natalizie, musiche e momenti di animazione che avvolgono il percorso in un’atmosfera calda e conviviale.

L’itinerario è visitabile dal 14 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026, con la maggior parte delle installazioni fruibili in questi giorni di festa e luci natalizie. È un’esperienza che potrete vivere a ritmo lento, in una sola passeggiata o spezzata in più momenti, per assaporare con calma la magia di Taggia sotto Natale.

Come raggiungere Taggia Città dei Presepi

Taggia si raggiunge facilmente percorrendo la Riviera dei Fiori, tra mare e colline che accompagnano lentamente verso il borgo storico. In auto si arriva comodamente dall’A10, uscita Arma di Taggia, lasciando poi il mezzo nelle aree di sosta ai margini del centro e proseguendo a piedi; anche il treno è un’ottima opzione, perché dalla stazione di Arma di Taggia bastano pochi minuti per avvicinarsi al centro storico. Da qui in poi, il consiglio è uno solo: parti dal cuore del borgo e lascia che siano i carrugi a guidarti. Ogni portale, ogni chiesa e ogni arco raccontano una storia diversa, e il percorso si svela passo dopo passo senza bisogno di fretta. È un itinerario accessibile a tutti, perfetto per le famiglie, per le coppie in cerca di atmosfera o per gruppi di amici desiderosi di scoprire, tra le pietre antiche, un Natale fatto di luce, arte e piccoli incontri inattesi.

Arenzano – I presepi tra mare e monti

A dicembre, Arenzano, il paese “bello per natura”, in cui terra e mare vivono in un rapporto simbiotico, il Natale si insinua piano, come una storia che qualcuno comincia a raccontare. Ed Arenzano lo fa anche attraverso i suoi presepi.

C’è il Presepe dei Rifugi e dei Ripari, realizzato da Benedetto Damonte, nato dal silenzio dell’entroterra e dalla memoria dei sentieri. È un presepe che non cerca l’effetto scenografico, ma la verità.
Ogni elemento è costruito con la tecnica dei muretti a secco, la stessa che per secoli ha sostenuto le fasce coltivate e i piccoli rifugi dei pastori. Minuscole pietre, muschio, legno e terra diventano terrazze, ripari, casolari. Non ci sono scorci inventati: i paesaggi sono quelli reali del Parco del Beigua, riconoscibili da chi quelle alture le ha percorse davvero.

Ogni anno il presepe acquista un nuovo dettaglio: l’acqua vera per ricreare ruscelli e mare, gli amati pavoni simbolo indiscusso del borgo, portati da una signora. Non finisce qui la meraviglia: una teleferica meccanizzata allestita da Angelo Caviglia.

In questo presepe la Natività non è al centro di tutto, ma dentro tutto. È parte del paesaggio, come se la nascita avvenisse lì, in mezzo alla vita quotidiana della montagna ligure. Guardandolo, si ha la sensazione che da un momento all’altro qualcuno possa rientrare nel rifugio, accendere il fuoco, riprendere il lavoro. È un presepe che parla di fatica e di rispetto per la terra e che conserva un dettaglio che lo rende anche un po’ rivoluzionario.

Si tratta di un’innovazione portata da Alessandro Fanciulli, costruita grazie ad una stampante 3D che ha dato un volto all’interno del presepe a personaggi “storici” di Arenzano: c’è Ino Caviglia che zappa la terra dell’orto, don Giorgio e don Carlo sul sagrato della chiesa, e altri piccolissimi dettagli come le verdure negli orti, che rendono l’opera davvero realistica.

All’allestimento di questo gioiello collettivo, partecipano proprio tutti, anche con un semplice commento dopo la visita, ecco perché ogni anno, questo presepe è sempre più aderente alla realtà.

Se ci si allontana dal centro storico di Arenzano, il racconto diventa più popolato, più rumoroso e colorato. Al Santuario del Bambin Gesù di Praga, il Natale prende la forma del grande Presepe Salino, un’opera permanente realizzata a partire dal 1967 dal maestro ceramista Eliseo Salino. Un lungo racconto di ceramica, colore e movimento che parte dalla Palestina al tempo di Gesù, e si sposta in Liguria. Non una Liguria ideale, ma quella vera, del Novecento: borghi, botteghe, strade, campagne. Le oltre centinaia di statuine non rappresentano personaggi simbolici, ma persone comuni, ispirate alla vita reale di Arenzano e della sua gente.

Ci sono pescatori, contadini, caldarrostai, scolari, donne affacciate alle porte. E poi ci sono i volti che molti riconoscono ancora: Culìn il macellaio, la Giusi che spazza, Bacciù u friscéu, Gelindo e Gelinda, lo zoppo. Figure che non fanno scena, ma fanno comunità. Scene quotidiane, a volte persino ironiche, che rendono il presepe vivo, sorprendentemente attuale.

Ed è forse questo il filo che unisce i presepi di Arenzano: la scelta di raccontare il Natale non come qualcosa di astratto, ma come qualcosa che nasce dentro la vita vera. Nella montagna e nel paese, nella fatica e nei gesti di ogni giorno. Non sono allestimenti da guardare in fretta, ma storie da osservare con attenzione, e se si può ascoltando le persone del posto.

Il Presepe dei Rifugi e dei Ripari si può visitare durante il periodo natalizio, dal mese di dicembre fino all’Epifania, al Centro Polivalente Gino Strada, sul lungomare. Il presepe del Santuario, invece, resta lì tutto l’anno, come un racconto che non chiude mai davvero il libro.

E così, passeggiando per Arenzano d’inverno ci si accorge che il Natale qui non è solo una festa. È una memoria condivisa, un modo di dire chi siamo stati e, forse, chi siamo ancora.

Come raggiungere i presepi di Arenzano

Da Genova si arriva facilmente in treno, lungo la linea costiera verso Ponente: la stazione di Arenzano è a pochi passi dal mare e dal centro, e permette di muoversi quasi interamente a piedi. Il Presepe dei Rifugi e dei Ripari, ospitato al Centro Polivalente Gino Strada sul lungomare, si inserisce naturalmente in una passeggiata tra spiaggia, luci natalizie e profumo di salsedine.

Per raggiungere il Santuario del Bambin Gesù di Praga, dove si trova il Presepe Salino, basta invece allontanarsi leggermente dal centro e salire verso la collina: una camminata tranquilla, oppure un breve tragitto con i mezzi locali o in auto, che regala scorci sempre più ampi sul paese e sul mare. Chi arriva in macchina può percorrere l’Aurelia o l’autostrada A10, uscita Arenzano, trovando parcheggi sia in zona mare sia nei pressi del santuario. In ogni caso, il bello è proprio questo: ad Arenzano i presepi non si “raggiungono” soltanto, ma si incontrano lungo il cammino, intrecciando mare, paese e collina in un pomeriggio che sa di Natale vero.

CENTRO E GENOVA

Presepi artistici, meccanici e storici

Pentema (Torriglia) – Presepe vivente nel borgo

Un intero paese trasformato in museo a cielo aperto. Oltre quaranta scene, figure a grandezza naturale, mestieri e vita quotidiana di fine Ottocento.
Un presepe che è memoria collettiva, nato per tenere vivo un borgo destinato allo spopolamento.

I liguri lo sanno: visitare almeno una volta nella vita Pentema è quasi un dovere. Un dovere che, passo dopo passo, si trasforma in piacere autentico. Tra le top mete più amate per le gite scolastiche e le visite invernali, Pentema è uno di quei luoghi capaci di sorprendere chiunque, grazie a un’atmosfera sospesa nel tempo. Tra sali e scendi, il borgo regala la sensazione di compiere una serie di piccoli viaggi nel tempo, vissuti con tutti i sensi all’erta: il silenzio dell’aria di montagna, il profumo delle tradizioni, la percezione di un Natale che, anche quando è ormai trascorso, continua a farsi sentire più forte che mai.

Arroccato nell’entroterra genovese, nel comune di Torriglia, Pentema colpisce già al primo sguardo per la sua posizione scenografica e per la disposizione urbanistica delle case in pietra, costruite in pendenza e così vicine tra loro da sembrare sorreggersi a vicenda, come in una fiaba di altri tempi. In questo scenario suggestivo, il piccolo borgo dell’entroterra genovese, si trasforma ogni anno in un grande presepe vivente diffuso: vicoli, portali, corti, scale e piazzette diventano scene a cielo aperto della Natività e della vita quotidiana di fine Ottocento.

Camminando tra le vie del paese si incontrano oltre quaranta scene, numerate e disposte lungo un percorso che attraversa l’intero borgo. Figure a grandezza naturale, spesso realizzate e animate dai residenti e dai volontari, raccontano con straordinaria cura i mestieri, gli usi e i costumi della fine del XIX secolo, periodo di massima espansione di Pentema. È un presepe estremamente curato nei dettagli, una ricostruzione storica e culturale fedele, del quotidiano coriaceo di queste montagne. Uno stile di vitra duro e semplice che riesce ad arrivare alle generazioni più giovani mantenendo viva la memoria di un passato che rischierebbe altrimenti di andare perduto.

A Pentema conviene andare senza fretta per riuscire a non perdere neppure uno dei tanti minuziosi particolari è consigliabile, infatti, dedicare almeno una o due ore al percorso. Le luci soffuse, i suoni lontani, i silenzi e l’isolamento tipico di un paese di montagna contribuiscono a creare un’atmosfera surreale e profondamente suggestiva.

A fare ancora più Natale c’è la genuina gentilezza dei pentemini, sempre sorridenti e disponibili a scambiare due parole con i “foresti” e infrangere così uno dei pregiudizi più diffusi sui liguri d’entroterra.

La Natività, ricreata in una tipica stalla di queste zone, è perfettamente integrata nel contesto storico e architettonico del borgo ed è il cuore, il punto di arrivo di un vero e proprio museo a cielo aperto, un museo a grandezza naturale che racconta la vita rurale di un tempo.

Pentema festeggia quest’anno il suo 30esimo anniversario, tutto nacque da un’idea di Don Pietro Cazzulo, ancora oggi parroco di undici parrocchie all’interno del Parco dell’Antola. In un periodo di forte spopolamento, quando Pentema era rimasta senza negozi, scuole e collegamenti adeguati, Don Pietro si pose una domanda semplice ma fondamentale: come tenere vivo il borgo almeno per i 23 abitanti rimasti? La risposta fu tanto semplice quanto geniale. Ai pochi residenti si aggiunsero i primi manichini, raccolti dallo stesso Don Pietro, dando avvio a un progetto che negli anni è diventato profondamente collettivo.

Oggi il presepe viene realizzato con entusiasmo, sacrificio e grande dedizione da un numero sempre crescente di volontari che, nei mesi di ottobre, novembre e dicembre, animano il paese. Le statue a grandezza naturale sono state create dagli abitanti e da alcuni scultori, mentre arredi e oggetti provengono da donazioni e da pazienti ricerche nelle case dei pentemini. Ogni scena viene allestita con cura, smontata dopo le festività e custodita nei depositi in attesa del Natale successivo.

Sebbene il presepe sia visitabile fino all’11 gennaio, tutti i giorni dalle 10 alle 17, Pentema non si ferma mai davvero durante l’anno. Restaurare, aggiungere, migliorare il percorso presepiale è una missione continua, che tiene sempre accesa la magia del Natale e rafforza il senso di appartenenza di una comunità che ha scelto di non arrendersi al tempo.

Come raggiungere il presepe di Pentema
In auto da Genova, percorrendo l’A7 fino a Busalla e proseguendo in direzione Torriglia. I parcheggi nel borgo sono limitati, soprattutto nei weekend, per cui è consigliabile arrivare con anticipo. In alternativa, si può optare per una soluzione più sostenibile, combinando il treno fino a Busalla o Torriglia e una breve camminata, per assaporare lentamente l’ingresso in questo angolo di Liguria fuori dal tempo.

Masone – Il paese dei presepi

Tra le curve della Valle Stura, Masone ospita uno dei presepi meccanizzati più affascinanti della Liguria, ambientato negli anni ’30.
Un villaggio in miniatura che si muove, lavora, respira.

Masone è stato definito il “paese dei presepi” grazie a installazioni natalizie che lo trasformano in un palcoscenico di luci, figure e storie da scoprire passo dopo passo. Qui, tra le curve della Valle Stura, sulla collina di Berté, sorge il presepe illuminato in collina… ma tra tutte le attrazioni natalizie, c’è un presepe che ogni anno fa parlare di sé: quello meccanizzato, ospitato nel Museo Civico Andrea Tubino, che fa “muovere” ogni piccolo personaggio del villaggio, in una rappresentazione dinamica di Masone degli anni ’30 del Novecento, un affresco in miniatura ma carico di vita, rumore e fascino.

All’interno dell’antico ex convento agostiniano che accoglie il Museo Civico Andrea Tubino, la scenografia prende forma su più livelli, con oltre un centinaio di movimenti meccanizzati che animano una piccola comunità in piena attività.

Le botteghe del fabbro, il ritmo incalzante del maglio, i boscaioli che tagliano legna, i contadini nei loro campi, i falegnami intenti a lavorare: tutto si muove e racconta, come se fosse reale.

Rimanere incantati dal ripetersi delle azioni delle piccole statuine è facilissimo. E ogni secondo in più ad osservare fa parte dell’esperienza: più resti più diventi parte del racconto e professionista dei mestieri della Masone di una volta. Si sorride al fumo che esce dai camini e si resta affascinati dai dettagli di ogni piccola vita quotidiana. Qui la Natività non è un punto isolato, ma il fulcro di un paese che pulsa e vive, integrata armoniosamente nell’ambientazione storica.

Camminando tra le sale si ha l’impressione di attraversare una Masone in miniatura, una macchina del tempo capace di riportare alla memoria mestieri, usanze e gesti che oggi sembrano lontani. Ogni scena è costruita con cura, come un piccolo teatro in cui i protagonisti – uomini, animali, attività e suoni – raccontano storie diverse ma intrecciate tra loro.

Il presepe meccanizzato è visitabile durante tutto il periodo natalizio – con aperture che spesso si estendono anche oltre l’Epifania – dando ai visitatori tutto il tempo di esplorare, tornare a guardare, soffermarsi su qualche dettaglio nuovo e lasciarsi sorprendere da ciò che cambia ogni anno: nuove figure, nuovi movimenti, nuove piccole storie da raccontare.

Che si sia grandi o piccoli, è impossibile non rimanere stupiti dopo aver visto questo presepe in movimento!

Come raggiungere il presepe di Masone

Raggiungere Masone è semplice. In auto, da Genova, basta imboccare l’autostrada A26 in direzione Gravellona Toce e uscire al casello di Masone: in poco più di mezz’ora si arriva nel cuore della Valle Stura. Dal casello si seguono le indicazioni per il centro del paese, dove si trova il Museo Civico Andrea Tubino, ospitato nell’ex convento agostiniano che accoglie il presepe meccanizzato. Nei dintorni del centro è generalmente possibile trovare parcheggio, soprattutto nei giorni feriali o arrivando con un po’ di anticipo nei weekend natalizi.

Masone è raggiungibile anche in treno, una scelta comoda e sostenibile per chi preferisce muoversi senza auto. La stazione di riferimento è Campo Ligure-Masone, sulla linea ferroviaria Genova-Acqui Terme. Da qui si può proseguire con una passeggiata di circa mezz’ora, ideale per entrare gradualmente nell’atmosfera del paese, oppure utilizzare gli autobus locali che collegano la stazione al centro abitato in pochi minuti.

Per chi viaggia con i mezzi pubblici, Masone è inoltre collegata a Genova e ai comuni della Valle Stura da diverse linee di autobus extraurbani, che fermano a breve distanza dal centro. Qualunque sia il mezzo scelto, l’arrivo a Masone regala subito la sensazione di essere entrati in un luogo dove il Natale non è solo una ricorrenza, ma un racconto che accompagna il visitatore passo dopo passo.

Certosa di Genova – Presepe meccanizzato

Un grande presepe di 100 mq con oltre 90 movimenti: temporali, neve, giorno e notte che si alternano.
Un teatro del Natale dove ogni dettaglio è in movimento.

E se pensate che un presepe sia fatto solo di statuine ferme come in un quadro… la Certosa di San Bartolomeo invita a metterti comodo e alzare lo sguardo, perché qui il Natale si muove davvero. Nel cuore di Rivarolo, dentro la parrocchia, ambientazioni e scene realizzate dai fratelli Alessandro e Roberto Peditto e da Derek Bacci, prendono vita in uno dei presepi più sorprendenti di Genova: un grande presepe meccanizzato di circa 100 mq dove oltre 90 movimenti animano il paesaggio con scene così ricche di dettagli da sembrarti di camminare dentro un villaggio reale. Ci sono temporali con scrosci d’acqua, fulmini e tuoni che passano all’arcobaleno, la neve che scende lenta, il passaggio della luna e la nebbia sul laghetto, e perfino il vento che muove i panni stesi al sole, il tutto accompagnato da effetti sonori come il canto del gallo all’alba, il cinguettio degli uccelli di giorno e il frinire dei grilli nella notte.

Nel presepe di Certosa non si guardano solo figure immobili: botteghe e mestieri si animano davanti agli occhi (dal pescivendolo alla donna che lavora al tombolo, dal macellaio al boscaiolo), l’acqua scorre, le luci si accendono dentro le casette e ogni otto minuti riparte il ciclo completo della giornata. È come entrare in un piccolo teatro di Natale dove la Liguria racconta se stessa, tra vita quotidiana, natura e fede, in modo giocoso e appassionato.

Come raggiungere il Presepe meccanizzato di Certosa

Il Presepe meccanizzato di San Bartolomeo della Certosa si trova nel quartiere di Rivarolo, in Val Polcevera. In treno la fermata più comoda è Genova Rivarolo, in Metropolitana è il Capolinea di Brina, da cui la chiesa si raggiunge in pochi minuti a piedi. In auto si arriva facilmente dal centro di Genova o dall’entroterra (uscite Bolzaneto o Sampierdarena), con possibilità di parcheggio nelle vie vicine. Numerose linee di autobus collegano il centro città alla zona. Arrivati davanti alla chiesa, basta entrare e lasciare che sia il presepe a fare tutto il resto.

Presepe meccanico dei Cappuccini di Genova

Un capolavoro iniziato negli anni ’30 da Franco Curti: un unico motore, centinaia di ingranaggi, oltre 150 personaggi animati.
Un’opera monumentale che ha girato l’Italia prima di trovare casa definitiva a Genova.

Il Presepe meccanico dei Cappuccini di Genova si ascolta, si segue, si aspetta. Perché qui il Natale non sta fermo: cammina, lavora, macina, respira. È un mondo intero che prende vita davanti agli occhi, uno di quelli che ti fanno avvicinare piano e poi restare lì, con lo sguardo ipnotizzato e il tempo che rallenta.

Questo capolavoro in movimento nasce negli anni 30 dalla visione ostinata e poetica di Franco Curti, nato a Cuneo nel 1916 e rilegatore di professione, non artista, non ingegnere. Un uomo qualunque con un sogno enorme: raccontare “il più grande avvenimento di tutti i tempi”, la Natività, e i suoi testimoni. A questo racconto Franco Curti ha dedicato 12.000 ore della sua vita, lavorando in silenzio, pezzo dopo pezzo, ingranaggio dopo ingranaggio, convinto che se dopo duemila anni quella storia riusciva ancora a parlare ai cuori, allora ne valeva la pena.

E infatti ne è valsa eccome. Perché sotto la scenografia del presepe si nasconde un cuore meccanico straordinario: un unico motore elettrico collegato a una vecchia ruota di bicicletta, 205 cuscinetti a sfera, 273 ruote, pulegge e ingranaggi perfettamente sincronizzati. La ruota più veloce gira a 1400 giri al minuto, la più lenta compie un giro ogni tre minuti, solo per accompagnare il passaggio della luce dal giorno alla notte. 307 lampadine disegnano l’alba, il tramonto, la notte stellata. Sopra, più di 150 personaggi si muovono con gesti lenti e precisi, mentre scorrono corsi d’acqua, girano mulini e la musica avvolge tutto, come un respiro continuo.

Il presepe è un imponente trittico di 40 metri quadrati, preceduto da quattro quadri meccanici che raccontano le profezie bibliche e il cammino della Sacra Famiglia in cerca di un alloggio. Poi il viaggio entra nel vivo, partendo da Betlemme, la “Casa del pane”: qui c’è la Natività, con Maria, Giuseppe e il Bambino che sembra respirare davvero, mentre gli angeli scendono dall’alto. Al centro si apre Gerusalemme, con la reggia di Erode, il Tempio, la Fortezza Antonia, la casa del tessitore che richiama le scritture antiche. Infine Betania, con il fiume Giordano che diventa Mar di Galilea, la pesca miracolosa, il mugnaio che trasforma il grano in pane, chiudendo il cerchio simbolico di Betlemme ed Eucaristia.

Questa meraviglia non è rimasta ferma nemmeno dopo essere stata completata. Curti costruì un padiglione su misura, dormiva accanto alla sua opera, comprò un camioncino e girò paesi e città con un megafono per invitare la gente. Dal 1949 in poi, il presepe attirò centinaia di migliaia di visitatori, viaggiando tra Piemonte e Liguria, arrivando fino a Milano e diventando un fenomeno nazionale. Nel 1976 Curti lo donò ai Cappuccini liguri, che lo hanno custodito, trasportato, restaurato, esposto. Fino ad arrivare a Genova, dove dal 2011 è il cuore pulsante del Natale al Museo dei Beni Culturali Cappuccini. E quando nel 2010 fu esposto in Piazza Duomo a Milano, oltre 100.000 persone lo ammirarono in poche settimane, consacrandolo definitivamente come uno dei presepi più amati d’Italia.

Come raggiungere il Presepe meccanico dei Cappuccini di Genova

Il presepe si trova nel Museo dei Beni Culturali dei Cappuccini, in Viale IV Novembre, proprio dietro il Palazzo di Giustizia: una posizione comoda che si presta perfettamente a una passeggiata natalizia nel centro storico con pausa caffè e per una sosta golosa in una delle pasticcerie tipiche genovesi.

Se arrivate in treno, la stazione di Genova Brignole o Principe sono entrambe a breve distanza a piedi (o raggiungibili con un breve tratto in bus urbano), e già percorrere le stradine tra i palazzi antichi è un modo meraviglioso per entrare nello spirito del Natale. In auto, il museo è facilmente raggiungibile con i principali viali cittadini e offre parcheggi nelle vie circostanti: una volta scesi, bastano pochi minuti per immergersi nella magia di un presepe storico che da anni incanta grandi e piccini con oltre 150 personaggi animati e meccanismi originali perfettamente funzionanti.

Madonnetta – Il presepe barocco permanente

“L’incanto sarà godersi un po’ la strada” proprio come canta Cremonini, ed è proprio cosi, ci sono presepi che ti accolgono e poi c’è quello della Madonnetta, che prima ti fa salire, poi ti fa guardare Genova dall’alto, e solo dopo ti invita a entrare nella sua storia. Qui il Natale non non si guarda in una teca ma si percorre, attraverso un pellegrinaggio urbano che comincia sulla funicolare Zecca-Righi, mentre la città si apre piano piano sotto i vostri occhi, con i tetti stretti come un presepe vero, le creuze che si intrecciano e il mare che fa capolino in fondo. Scendendo alla fermata Madonnetta vi promettiamo la sensazione di essere arrivati in un posto speciale, sospeso tra silenzio, panorama e meraviglia.

Il Santuario di Nostra Signora Assunta di Carbonara, conosciuto da tutti come Madonnetta, è uno scrigno sorprendente. Un luogo ricco di storia, di reliquie, di devozione popolare, ma anche di quella bellezza un po’ nascosta tipica di Genova. Sotto la chiesa, uno dei presepi più affascinanti della Liguria: un grande presepe artistico barocco, figlio della migliore tradizione genovese del Sei-Settecento, legato a nomi importanti come Anton Maria Maragliano e alla sua scuola.

Non solo Betlemme ma una Genova ricostruita in miniatura, teatrale e viva, che si estende per circa 100 metri quadrati in un allestimento permanente, fatto di grandi ambientazioni che si susseguono come quinte sceniche. Ci sono i carruggi, le piazze, i palazzi, le chiese, la Lanterna che spunta come un simbolo, la campagna fuori dalle mura, e poi Gerusalemme, che si mescola senza stacchi alla città ligure. È un presepe che non separa il sacro dal quotidiano, ma li fa convivere, come succedeva davvero nella Genova barocca. Entrando nella cripta sotto l’altare maggiore, seguendo il corridoio in penombra, le statuine in legno, alte circa 70-80 cm, con abiti in tessuto finemente curati, animano tre grandi sezioni che rappresentano la Val Polcevera, la città di Genova e Gerusalemme. È come fare un salto nel passato, tra fedeli, pastori e contadini in cammino verso la capanna della Natività, mentre sullo sfondo si riconoscono vicoli, chiese e palazzi della Genova antica. Mercanti, popolani, nobili, mendicanti, artigiani: ognuno è fermo in un gesto, ma racconta una storia. Tra i tanti dettagli, c’è il mendicante “in jeans”, un personaggio quasi leggendario che strizza l’occhio al legame tra Genova e il celebre blu esportato nel mondo. Un piccolo anacronismo? Forse. Ma anche una firma ironica che strappa un sorriso.

La cosa bella è che questo presepe non vive solo a Natale. È permanente, visitabile tutto l’anno, perfetto sia per chi cerca l’atmosfera delle feste sia per chi vuole scoprire un pezzo autentico di identità ligure fuori stagione. Sopra, il santuario silenzio e la vista panoramica; sotto, la Genova di secoli fa torna a pulsare in miniatura. E in mezzo c’è la salita, la funicolare, il panorama: perché qui anche il tragitto fa parte dell’esperienza.

Il Presepe della Madonnetta non punta sull’effetto gigante o sulla tecnologia ma su arte, scenografia e memoria. Se cercate un Natale che sappia far dire “wow” senza alzare la voce, la Madonnetta è il posto giusto.

Come raggiungere il Presepe della Madonnetta

Raggiungere il presepe della Madonnetta è già parte del piacere della visita: l’esperienza comincia ben prima di vedere le statuine. Dal centro di Genova potrete scegliere di salire con la funicolare Zecca-Righi, uno dei mezzi più caratteristici della città, che parte da Largo Zecca e, offrendo vedute verticali tra case e colline, vi lascia alla fermata Madonnetta proprio sopra il Santuario. Da lì è una breve e piacevole passeggiata tra voltini e creuze fino al santuario dove si trova il presepe: una piccola avventura che anche i bambini amano perché trasforma la salita in un gioco di scoperta.

Se invece preferite muovervi con i mezzi pubblici, diverse linee di autobus urbani collegano il centro storico a Corso Firenze, da cui potrete proseguire a piedi per la creuza, immersi nei suoni e nelle viste di Genova che si aprono salendo.

Per chi arriva in auto, è possibile parcheggiare nelle vie attorno a corso Firenze e poi affrontare a piedi l’ultimo tratto: una serie di scale e salite che preparano all’incontro con il presepe, rendendo l’intero percorso parte integrante della visita stessa.

Staglieno – Presepe dell’Oratorio di San Bartolomeo

Un gioiello della scuola genovese del XVII secolo, tra statue lignee, angeli e dettagli iconografici sorprendenti, immerso nel silenzio monumentale.

Varcata la soglia Cimitero Monumentale di Staglieno, tra porticati infiniti e il verde dei lecci secolari disposti lungo i viali, è davvero facile sentirsi piccoli. Hemingway lo definì “l’ottava meraviglia del mondo”. Con lui Nietzsche, Mark Twain e Oscar Wilde che ritenevano fosse un museo unico al mondo, capace di superare palazzi e gallerie d’arte.

Qui riposano patrioti del Risorgimento, artisti, musicisti, scrittori, uomini e donne del Novecento, raccolti in luoghi simbolici come il Pantheon, il Boschetto Irregolare o il Campo dei Mille. A loro si affiancano i monumenti dedicati ai caduti delle guerre, ai partigiani, ai deportati. Le statue intensamente realistiche – dall’angelo solenne della Tomba Oneto alla dignità popolare di Caterina Campodonico – il visitatore incontra non solo capolavori scultorei, ma vite che hanno segnato la cultura e la storia.

Si potrebbe pensare che tutto questo basti per rendere unico questo luogo dove i passi dei vivi ripercorrono quelli dei defunti, in questa spaziosa terra di mezzo. Ma è proprio in questo intreccio di vite che trovano spazio anche le tradizioni popolari. Nasce una rappresentazione inattesa e profondamente simbolica. NellOratorio di San Bartolomeo Apostolo, proprio accanto alla chiesa del quartiere di Staglieno, prende vita uno dei presepi più affascinanti e suggestivi di Genova. Un vero e proprio racconto artistico e popolare, dove la devozione incontra la grande tradizione presepiale genovese. Non servono effetti speciali: la magia nasce dai dettagli, dalle figure scolpite con maestria e dai colori vivaci dei costumi.

Il presepe, risalente al XVII secolo, è un autentico gioiello della scuola genovese, con figure attribuite a grandi nomi come Anton Maria Maragliano, Pasquale Navone e Giambattista Gaggini, detto il Bissone, insieme al padre Domenico. Le ventuno statuine settecentesche dei pastori e dei contadini, intagliate e dipinte con cura minuziosa, portano in scena le nostre campagne bucoliche, mentre il gruppo dei Re Magi e il loro seguito del tardo ‘600 si distingue per la ricchezza dei costumi e la straordinaria qualità dell’intaglio, tra armigeri, paggi e animali sontuosamente bardati, sostituendo i tradizionali cammelli con cavalli… persino un mitico unicorno fa capolino, pronto a strappare un sorriso agli osservatori più attenti.

Due elementi in particolare ricordano la tradizione sette-ottocentesca genovese: il pastorello con i jeans – simbolo di un’iconografia tipica – e la scelta dei cavalli per i Magi, che conferiscono alla scena un tocco locale e giocoso. Ogni manichino ligneo è curato nei minimi dettagli: intarsiato, dipinto e riccamente addobbato secondo la migliore tradizione cittadina, restituendo un presepe vivo, allegro e coinvolgente.

L’allestimento, pensato e curato da Giulio Sommariva, conservatore del Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti, con la collaborazione degli allievi della scuola, invita a percorrere lentamente le scene, lasciandosi catturare dai piccoli gesti dei personaggi, dai paesaggi liguri e dagli scorci architettonici che richiamano la campagna settecentesca della Valbisagno. Una grande scenografica, composta da sei angeli in volo tra nuvole dorate, sovrasta la scena con grazia e solennità, completando l’atmosfera festosa e luminosa.

In occasione delle festività, il presepe è esposto anche nell’atrio del Palazzo della Regione Liguria, dopo un accurato restauro, permettendo a un pubblico più vasto di ammirare queste opere straordinarie. Ma niente è paragonabile alla visita nell’Oratorio stesso: tra affreschi sorprendenti, dettagli curiosi e il silenzio dei corridoi, si respira una magia discreta e autentica.

Il presepe è visitabile da dicembre all’Epifania, soprattutto nei weekend e nei giorni festivi. Il momento ideale? Il pomeriggio, quando la luce naturale filtra tra le finestre, esaltando colori, volumi e la profondità delle scene.

Come raggiungere il presepe dellOratorio di San Bartolomeo
L’Oratorio di San Bartolomeo si trova in Salita alla Chiesa di Staglieno 7, raggiungibile a piedi con una breve ma ripida salita dal fondo del Cimitero Monumentale, oppure in auto percorrendo via delle Gavette, con parcheggi spesso disponibili poco oltre la chiesa.

LEVANTE LIGURE E CINQUE TERRE

Viganego (Bargagli) – Il presepe nel bosco

Un presepe interamente in pietra, immerso nella natura, costruito lungo un sentiero tra alberi e gradini.
Un’esperienza lenta, sensoriale, fuori dal tempo.

Se amate i presepi immersi nella natura, il Presepe nel Bosco di Viganego è una tappa incantata che sembra uscita da una favola natalizia proprio ai confini del bosco alle porte di Genova, nel cuore dellentroterra di Bargagli: qui, tra sentieri acciottolati e alberi secolari, la Natività si svela lentamente a chi cammina con occhi curiosi e sensi aperti. Il presepe è nato nel 2001 da un’idea di Cosimo MinoTondo, un artigiano appassionato che ha costruito, con l’aiuto di compaesani e volontari, questo piccolo mondo in pietra fino al 2009; da allora la Confraternita di San Bartolomeo Apostolo e la Parrocchia di San Siro di Viganego proseguono con amore e dedizione il lavoro iniziato da Mino, affinché il presepe ritorni ogni anno al massimo del suo splendore.

Quello di Viganego non è un presepe qualunque: è costruito interamente in pietra locale impastata con sabbia e cemento, con edifici alti circa 60 -70 cm disposti su più livelli tra frantoi, mulini in movimento, locande, un castello fiabesco e tanti dettagli che richiamano l’architettura ligure dell’entroterra di un tempo, dando vita a un paesaggio tridimensionale in scala perfetta. Percorrendo il sentiero, potrete sbirciare attraverso le finestre delle casette, con donne impegnate in cucina, ammirare interni curati con estrema attenzione, e lasciarvi coinvolgere da scene di contadini all’opera che si intrecciano con la sacra rappresentazione della Natività.

Il pizzico di magia in più di questo presepe è che é interamente all’aperto, nel bosco adiacente alla chiesa di San Siro, e il contesto naturale che cambia con la luce e le stagioni lo rende ogni anno diverso e “vivo”.

L’esperienza non è soltanto visiva: lungo il percorso potreste incontrare i volontari che, con passione, accompagnano i visitatori, soddisfando le curiosità e offrendo bevande calde in un piccolo chiosco, mentre una parte delle offerte raccolte anche grazie a divertenti lotterie, viene devoluta in beneficenza ad enti e progetti di aiuto alle persone bisognose.

Le aperture sono programmate nei weekend dal 8 dicembre, durante il periodo di Natale fino all’Epifania e oltre, con orari che generalmente vanno dal primo pomeriggio fino al tardo pomeriggio, e nei giorni centrali delle festività con orari continuati.

Il percorso non è adatto a passeggini o carrozzine a causa dei gradini e dei tratti impervi, ma proprio questa caratteristica regala al visitatore la sensazione di un’avventura immersiva nel cuore di un presepe boschivo, dove ogni scena è un invito a fermarsi e scoprire piccoli dettagli, come un interno di finestra, un mulino in movimento o il riflesso della luce sulle pietre. Natura, tradizione e artigianato: un mix perfetto per famiglie, per camminatori e per chi desidera vedere un presepe unico e lontano dalla folla delle grandi città, in cui la bellezza della luce e dei materiali naturali raccontano una Betlemme ligure tutta da esplorare.

Come raggiungere il Presepe nel Bosco di Viganego (Bargagli)

Il Presepe nel Bosco di Viganego si raggiunge facilmente risalendo la Val Bisagno in direzione Bargagli. Superato il centro del paese, si prosegue verso la frazione di Viganego seguendo le indicazioni per la chiesa di San Siro, dove è possibile parcheggiare nei dintorni. Da qui, l’accesso al presepe avviene a piedi attraverso un breve percorso nel bosco, fatto di sentieri e gradini che introducono gradualmente all’atmosfera del luogo. È consigliabile indossare scarpe comode, soprattutto nelle giornate umide.

Anche chi arriva con i mezzi pubblici può raggiungere Bargagli con gli autobus extraurbani da Genova e proseguire poi verso Viganego, completando l’ultimo tratto a piedi. In pochi minuti si lascia alle spalle la città per entrare in un presepe immerso nella natura, dove già il cammino fa parte della magia.

Manarola – Il presepe luminoso tra cielo e mare

Uno dei presepi più famosi d’Italia: oltre 300 figure illuminate disegnano la collina sopra il borgo.
Nato nel 1961 da Mario Andreoli, è oggi un simbolo delle Cinque Terre e del Natale ligure.

Manarola è un po’ come l’ultimo spettacolo di fuochi d’artificio dell’estate: lo aspetti, sai che arriverà, e quando finalmente succede capisci perché ne parlano tutti. Quando si pensa ai presepi da vedere in Liguria, è spesso il primo nome che viene in mente, e non a caso. Tra scogliere a picco sul mare e uliveti sospesi nel vuoto, questo borgo delle Cinque Terre ogni inverno si trasforma in una straordinaria opera di luce e poesia. Qui il presepe non è un semplice allestimento, ma un impianto luminoso monumentale che abbraccia l’intero versante della collina, dando vita a uno dei presepi più suggestivi del Mediterraneo. Migliaia di luci colorate disegnano figure sacre e profane, componendo un quadro immenso fatto di oltre 300 sagome che emergono dall’oscurità del promontorio: pastori, animali, angeli, Re Magi, scene evangeliche e frammenti di vita quotidiana si intrecciano fino a creare una Natività sospesa tra cielo e mare.

Tutto ha origine nel lontano 1961, quando un giovane Mario Andreoli ebbe l’intuizione di realizzare quello che oggi è conosciuto come il Presepe Luminoso di Manarola. Un’idea visionaria, nata molto prima che sostenibilità diventasse una parola quotidiana, ma già profondamente legata a quel concetto: dare nuova vita ai materiali di recupero, trasformandoli in personaggi, statue e strutture capaci di raccontare il Natale attraverso la luce. Fin dagli inizi, il progetto è stato sostenuto dal Parco Nazionale delle Cinque Terre, che ne ha riconosciuto il valore ambientale e culturale, arrivando a realizzare un impianto fotovoltaico dedicato allilluminazione del presepe, con l’obiettivo di ridurne l’impatto ambientale e rispettare un territorio tanto fragile quanto prezioso.

Dal 1976 fino al 2022, Mario Andreoli ha continuato a costruire, ampliare e perfezionare il presepe, assemblando e posizionando sulla collina di Manarola quasi 300 personaggi realizzati con materiali riciclati, addobbati con circa 15.000 lampadine e collegati da oltre 7 chilometri di cavi elettrici distribuiti su 4.000 metri quadrati di terreno scosceso affacciato sul mare. L’allestimento, che ogni anno prende forma a partire dal mese di ottobre, è sempre stato un lavoro corale: accanto a Mario c’era un gruppo di ragazzi del paese che lo aiutava nella preparazione e nell’accensione. Oggi quel gruppo è diventato l’Associazione del Presepe di Manarola, che continua con affetto, dedizione e orgoglio a portare avanti il progetto, custodendone lo spirito originario. Dopo la scomparsa di Mario, il 22 dicembre 2022, la tradizione non si è fermata: il presepe continua ad accendersi ogni anno in suo ricordo, illuminando le colline di Manarola e, simbolicamente, anche il cuore di chi lo osserva.

L’accensione avviene tradizionalmente tra il 7 e l’8 dicembre, al calare della sera, spesso accompagnata da musica, fiaccolate e momenti di festa, e le luci restano accese ogni sera fino ai primi giorni di gennaio, talvolta anche oltre, dal tramonto fino alle 22 nei giorni feriali e più a lungo nei festivi. Il momento ideale per ammirarlo è proprio il tramonto o la sera, quando la vallata si riempie di riflessi, ombre e atmosfera natalizia.

Ma allora qual è la posizione migliore dove osservarlo? Il presepe si estende sulla Collina delle Tre Croci, sopra il paese, e i punti migliori per osservarlo sono la piazza della chiesa di San Lorenzo, i belvedere del borgo e alcuni tratti panoramici del sentiero che collega Manarola a Riomaggiore.

Come raggiungere il presepe dei Manarola

Manarola si raggiunge al meglio in treno, lungo la linea costiera delle Cinque Terre: è la scelta più semplice e anche la più coerente con lo spirito del luogo, visto che l’auto è sconsigliata per i parcheggi limitati e le strade strette. Una volta scesi alla stazione, bastano pochi passi per entrare nel borgo e lasciarsi guidare naturalmente verso i punti panoramici. Il consiglio è arrivare nel tardo pomeriggio, quando il cielo comincia a scurirsi e le prime luci del presepe si accendono sulla collina, trasformando l’attesa in parte dello spettacolo. Da lì, si cammina senza fretta tra vicoli, belvedere e piazzette: la piazza della chiesa di San Lorenzo, i punti panoramici affacciati sul mare e alcuni tratti del sentiero verso Riomaggiore offrono viste straordinarie. È una visita adatta a tutti, ma da vivere con calma, lasciando che sia la luce a indicare la strada, più che un itinerario preciso.

TIPOLOGIE DI PRESEPI IN LIGURIA

Il Passaporto dei Presepi– un viaggio tra arte, fede e scoperta per tutta Genova

La tradizione del presepe a Genova non è una moda stagionale: è DNA cittadino. Tra arte, cultura e sentimento religioso, qui la passione per la Natività esplode già dai primi anni del Seicento, tanto da far guadagnare a Genova – insieme a Napoli – il titolo di una delle città più attive nella creazione di figure presepiali. E non è solo orgoglio da carruggi: nel Settecento questa eccellenza diventa addirittura una vera “scuola” del presepe genovese, riconoscibile per qualità artistica e tradizione.

Risultato? A Natale 2025 la città e i dintorni ti mettono davanti una scelta gigantesca: presepi storico-artistici, ma anche presepi tradizionali, scenografici, paesaggistici, meccanici, antichi, moderni e viventi, con costumi barocchi o della tradizione popolare. Un menù così ricco da essere inaffronatbile senza un buon GPS e almeno un po’ di focaccia di rinforzo.

Ed è qui che entra in scena la parte geniale: la terza edizione del Passaporto dei Presepi 2025, l’iniziativa che trasforma la visita in un viaggio a tappe (con tanto di timbro, perché a Genova se non timbri non vale). Il passaporto si ritira direttamente nelle sedi aderenti quando ciascun presepe apre al pubblico, e ti guida in due grandi percorsi: “I Presepi dell’Arte” e “I Presepi della Tradizione”, attraversando città, vallate e comuni vicini. L’edizione 2025 parla di un itinerario molto ampio (si citano 85 presepi) e il calendario “lungo” arriva fino all’8 febbraio 2026, con una giornata conclusiva dedicata. Per i timbri, invece, la finestra principale indicata dal Comune è dall’8 dicembre 2025 all’11 gennaio 2026: in pratica, avete tutto il tempo per trasformare dicembre e gennaio in una caccia alla bellezza, senza dover correre.

Presepi viventi: quando il Natale prende vita

Il calendario dei presepi viventi si è aperto nel mese di dicembre trasformando borghi e quartieri in veri palcoscenici a cielo aperto. Si è cominciato il 13 dicembre a Voltri, con il corteo del Gruppo Storico, partito alle 15 da piazza Odicini lungo il quartiere fino a piazza Saredo. Il giorno successivo, 14 dicembre, è toccato all’Acquasanta, con partenza alle 15 da via Acquasanta e arrivo al Santuario di Nostra Signora dell’Acquasanta.

Il 21 dicembre è stata una giornata doppia: a Granarolo il presepe ha preso forma già dalle 13, tra la Chiesa di Santa Maria Assunta e il borgo storico, mentre a Masone, dalle 16, la rappresentazione si è intrecciata con mercatini natalizi e Confuoco, rendendo il centro storico ancora più suggestivo. La notte della vigilia, 24 dicembre, il Natale si è spostato nel cuore della città: al Porto Antico, nella Chiesa di San Marco al Molo, va in scena “Il Natale di San Francesco” alle 23.30. Il calendario si chiude con Savignone il 26 dicembre (dalle 16.30 nelle vie del borgo) e Livellato il 27 dicembre, con una rappresentazione serale alle 20.30.

I presepi della tradizione: chiese, oratori e borghi che raccontano secoli di fede

Accanto agli eventi viventi, Genova custodisce un patrimonio vastissimo di presepi tradizionali, visitabili per settimane, spesso fino a febbraio. A Pontedecimo, il presepe dei Frati Cappuccini nella Chiesa di Sant’Antonio di Padova ha aperto le sue porte nella notte della Vigilia fino al 31 gennaio, con visite il venerdì mattina e nei pomeriggi di sabato, domenica e festivi. A Sturla, la Parrocchia della SS. Annunziata propone il presepe “Borgo dell’entroterra genovese”, visitabile dall’8 dicembre al 15 gennaio, con aperture sia mattutine sia pomeridiane.

Nel cuore del Porto Antico, la Chiesa di San Marco al Molo ospita il Presepe della Speranza, permanente dal 14 dicembre, con orari differenziati durante la settimana e aperture più ampie nei festivi. Poco fuori città, a Viganego di Bargagli, il Presepe nel Bosco accompagna tutto il periodo natalizio con un allestimento all’aperto, visitabile in numerose giornate tra dicembre e gennaio, generalmente nel pomeriggio, con aperture straordinarie a orario continuato in alcune date.

Ad Albaro, il presepe artistico dei Frati Francescani Conventuali resta aperto dal 5 dicembre al 31 gennaio, mentre a Nervi, nell’Oratorio dei Turchini, il presepe è visitabile nei fine settimana e nei giorni festivi fino a metà gennaio. A Pegli, l’Oratorio di San Martino apre il suo presepe la domenica mattina e il martedì sera, su appuntamento per i gruppi.

Meccanici, popolari, in ardesia oin barca

Tra le tappe più curiose spicca il presepe meccanizzato del Cottolengo, visitabile dal 24 dicembre al 31 gennaio con orari regolari sia feriali sia festivi. A Voltri, l’Oratorio di Sant’Ambrogio ospita una serie di presepi visitabili dal giorno di Natale fino a metà gennaio, con aperture speciali anche a febbraio.

A Traso di Bargagli, il presepe in ardesia apre solo in date selezionate tra Natale e gennaio, mentre a Caprafico, sulle alture di Nervi, il presepe è visitabile tutti i giorni fino al 2 febbraio, mattina e sera. Più in alto, a Pino Soprano, il calendario è scandito con precisione: aperture notturne la Vigilia, orari diversificati tra Natale, Capodanno e gennaio, fino al 1° febbraio.

Non mancano le proposte più originali: a Boccadasse il presepe è allestito in un gozzo, visibile dall’8 dicembre al 6 gennaio, mentre in piazza Piccapietra, al Mercatino di San Nicola, il presepe popolare accompagna le giornate dal 29 novembre al 23 dicembre, dall’alba al tramonto.

Dai quartieri alle vallate: il presepe come racconto del territorio

Il viaggio continua tra Struppa, Pra’, Valpolcevera, Valbrevenna, Ceranesi, Serra Riccò, Torriglia e Masone, dove ogni presepe assume un’identità diversa: c’è quello diffuso lungo l’Acquedotto Storico, quello nel trogolo, quello arabo-palestinese di Zoagli, quello storico di Pentema, visitabile dal 20 dicembre all’11 gennaio, e quello di Tasso, che rende omaggio alla pace e alla memoria, aperto solo nei giorni festivi.

In città, le grandi parrocchie custodiscono presepi visitabili fino a febbraio: San Donato, San Matteo, San Filippo Neri, San Siro, le Vigne, mentre ospedali, conventi e associazioni aprono spazi meno noti ma ricchissimi di significato, come il Presepe della Duchessa agli Ospedali Galliera o il Presepe della Compagna nel centro storico.

Presepi dellArte: quando la Natività entra nei musei

Accanto alla tradizione popolare, il Passaporto dei Presepi guida anche alla scoperta dei Presepi dell’Arte, ospitati in musei, chiese e palazzi storici. Dal Museo dei Cappuccini a Palazzo Rosso, dal Museo Diocesano alle Raccolte Frugone, dall’Accademia Ligustica a Palazzo Spinola, fino alle grandi basiliche cittadine, la Natività viene raccontata attraverso dipinti, bassorilievi e sculture che coprono oltre cinque secoli di storia dell’arte genovese.

Tutti i presepi, periodo ed orari

Presepi della tradizione

Presepi dell’Arte (mostre / opere / musei)

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