Digitalizzare la cultura, al via i corsi di formazione per gli addetti ai lavori

È stato presentato questa mattina nella sede della Scuola di Robotica a Genova, il catalogo dei corsi di formazione dell’Hub Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta di Dicolab, che ha come obiettivo principale quello di digitalizzare il patrimonio culturale.
I corsi sono rivolti a chi ogni giorno si prende cura del patrimonio culturale: musei, archivi, biblioteche, soprintendenze, istituti e luoghi della cultura, pubblici e privati.
Possono partecipare ai corsi:
- Il personale del Ministero della Cultura e di altre pubbliche amministrazioni
- I professionisti e le imprese attive nel settore del patrimonio culturale
- Il personale di istituti culturali, sia pubblici che privati
- Gli esperti e i consulenti del settore
- Studenti laureandi, specializzandi e dottorandi
L’Hub è gestito da CampuStore in collaborazione con Fondazione Santagata, ISTUD Business School e Scuola di Robotica e fa parte di una rete di 10 hub che diffondono sul territorio nazionale le azioni di Dicolab. Cultura al digitale. Per i professionisti e gli operatori del sistema culturale locale continua l’offerta di formazione in presenza sui temi della trasformazione digitale del settore culturale.
Tra settembre e dicembre 2025 l’Hub ha in programma 15 corsi a Genova, Torino, Asti e Morgex (Aosta) dedicati a rafforzare e sviluppare le competenze degli operatori e professionisti culturali per renderli protagonisti della gestione della trasformazione digitale, oltre a 3 eventi di engagement e capacity building per incontrare nuovi interlocutori sul territorio.
La partecipazione è gratuita – con limite di 25 partecipanti – previa registrazione sulla pagina web dell’Hub Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta.
Ecco nel dettaglio tutti gli appuntamenti:


I corsi, della durata di 3 ore ciascuno, affronteranno tematiche chiave tra cui la comunicazione digitale, le strategie digitali per gli istituti MAB, l’integrazione del digitale per gestire e valorizzare il patrimonio culturale, l’innovazione dei servizi culturali, l’esperienza del visitatore, la gamification, l’applicazione di tecnologie avanzate come la realtà aumentata e l’intelligenza generativa.
“Possiamo pensare alla divulgazione e al cercare di usufruire dei nostri patrimoni culturali attraverso aule immersive portando un’esperienza molto interessante e ingaggiante – ha dichiarato Emanuele Micheli, presidente di Scuola di Robotica -. Pensiamo all’intelligenza artificiale che ci può aiutare a rendere più accessibile i nostri musei, i nostri edifici storici rendendoli più comprensibili a persone con disabilità cognitive, piuttosto che accelerando il processo di descrizione online del patrimonio nella digitalizzazione rendendola accessibile ovunque a chiunque”.
“Credo che queste tecnologie abbiano lo scopo di costruire un’accessibilità diversa e far sentire tutti più vicini ai beni culturali, quindi non sono sostitutive dell’esperienza all’interno dei musei, ma sono complementari quindi uno strumento che permette di guardare anche con altri occhi, magari virtuali o digitalizzati, quella che è la nostra dimensione di conoscenza del patrimonio” ha affermato Giacomo Montanari, assessore alla Cultura del Comune di Genova.
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