Greenwashing, come riconoscerlo? Domenica al Suq l’incontro per capirlo davvero

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Greenwashing, come riconoscerlo? Domenica al Suq l’incontro per capirlo davvero

“Un incontro per imparare a riconoscere e contrastare il greenwashing, quella “pennellata di verde” che permette alle aziende inquinanti di fingersi green e nascondere il proprio impatto ambientale attraverso sovvenzioni e pubblicità”

GENOVA – Domenica 22 giugno, il Suq si chiuderà con un incontro che va dritto al punto: “Verde illusione. Quando l’ecologia è solo marketing”. Titolo diretto per un appuntamento che punta a smascherare le narrazioni ambientali costruite a uso e consumo dell’immagine aziendale.

Giunto alla ventisettesima edizione, il Suq è più di un festival. È un laboratorio di multiculturalità che intreccia teatro, cibo, dibattito e partecipazione civica in uno dei luoghi simbolo della città, il Porto Antico. Da anni, tra i suoi partner c’è l’associazione genovese Cittadini Sostenibili, impegnata sul fronte dell’educazione ambientale e della cittadinanza attiva.

“Il tema del greenwashing è oggi cruciale”, spiega Andrea Sbarbaro, presidente dell’associazione. “Abbiamo voluto portarlo al centro della discussione pubblica con un linguaggio accessibile ma rigoroso. Perché quando tutto è ‘green’, niente lo è davvero”. Sul palco, insieme a Sbarbaro, ci saranno Matteo Decia di Fridays for Future, Samuele Nicosia di Extinction Rebellion e Elettra Repetto, ricercatrice dell’Università del Piemonte Orientale esperta in comunicazione ambientale ingannevole.

L’incontro sarà anche l’occasione per discutere della futura direttiva europea Green Claims, che imporrà alle aziende di dimostrare concretamente le proprie dichiarazioni ambientali. “Si tratta di un cambio di passo importante – sottolinea Sbarbaro – perché introduce una responsabilità oggettiva nella comunicazione ecologica. Non sarà più possibile etichettare un prodotto come ‘sostenibile’ senza prove verificabili”.

Ma la riflessione non si limita ai grandi marchi. Anche la pubblicità urbana merita attenzione – aggiunge – in diverse città si discute di vietare o regolamentare i messaggi che promuovono modelli di consumo climaticamente insostenibili. Non è censura, è coerenza”.

Il Suq, dal canto suo, ha scelto da tempo di ridurre l’impatto ambientale del festival. “Siamo l’unico evento al Porto Antico ad aver rinunciato all’uso di bottigliette monouso – ricorda Sbarbaro – una decisione che comporta costi organizzativi, ma permette di evitare lo smaltimento di decine di migliaia di contenitori di plastica”.

E per chi vuole capire se un brand è davvero green o solo bravo a fingersi tale?Sul nostro sito abbiamo messo strumenti, checklist e portali per verificare le fonti. Diffidate di etichette vaghe come ‘amico dei delfini’. Cercate certificazioni serie: Ecolabel, commercio equo, biologico. E soprattutto: prima di condividere, verificate. Perché la bufala green, una volta partita, non la ferma più nessuno”.

Ascolta l’intervista su Radio Babboleo.

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