Cinque Terre, Il FAI riapre Podere Lovara a Punta Mesco: domani l’apertura al pubblico

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Cinque Terre, Il FAI riapre Podere Lovara a Punta Mesco: domani l’apertura al pubblico

LEVANTO, SP – Si dice che il nome “Lovara” venga da “fossa lupara”, un promontorio che nel Medioevo serviva a sorvegliare i lupi. Ma questo lembo di terra affacciato sul Mar Ligure è stato anche altro: nel Trecento qui si produceva uno dei vini più rinomati della Liguria, così pregiato da finire sulle tavole dei re. Tre secoli dopo si registra la costruzione del primo edificio, poi l’ampliamento, poi i terrazzamenti.

Un paesaggio modellato dalla fatica, dove ogni muro a secco è una riga di un racconto lungo quasi mille anni. Oggi il Podere Lovara – con le sue Case, Rossa, Bianca e Nuova – è ciò che resta di quella storia, recuperata dal FAI, grazie ad un accordo con il Parco Naturale delle Cinque Terre, non per trasformarla in museo, ma per restituirla alla sua più autentica vocazione: essere abitata, coltivata, vissuta.

Oggi l’inaugurazione del neo-rinnovato Podere raggiungibile solo a piedi

Il FAI Inaugura oggi il rinnovato Podere, raggiungibile solo a piedi: 320 metri di dislivello lungo il sentiero tra Levanto e Monterosso. “È un luogo unico, sospeso tra mare, boschi e antiche coltivazioni“, racconta Daniela Bruno, direttrice culturale del FAI. La vista che si apre una volta arrivati ripaga ogni passo: 45 ettari di macchia mediterranea e terrazzamenti restaurati. “Questo è un parco dell’uomo“, dice Bruno, citando il titolo del video-racconto inedito che accoglie i visitatori al Podere, affidato alla voce dello scrittore spezzino Dario Vergassola. E proprio per questo, il restauro non è stato solo un gesto estetico, ma una responsabilità verso chi ha costruito questo paesaggio pietra su pietra.

I lavori di recupero

I lavori sono stati complessi e meticolosi e hanno coinvolto i “maestranti speciali” del Parco delle Cinque Terre. Ma non si è trattato solo di rimettere in sesto i muretti: il FAI ha ripiantato un orto, un vigneto, un uliveto, ha installato un apiario e persino riportato le galline. L’obiettivo, anche qui, non è quello di vendere ma di raccontare, in una maniera concretamente simbolica, le storie di chi ha vissuto e lavorato questo territorio per generazioni.

Contro il turismo mordi e fuggi: un luogo da abitare

Lovara non si offre al turista distratto. Chi arriva fin qui trova un ristoro essenziale – una merenda con i prodotti locali – e una casa rurale arredata in stile, non per imitare il passato ma per onorarne la semplicità. Nello “spazio narrativo” interno, il video-racconto guida il visitatore in un viaggio dentro la storia millenaria di questo paesaggio, perché “solo la consapevolezza ci permette di reagire a quel turismo che a volte distrugge i luoghi e il loro spirito“. È quello che troveranno i visitatori a partire da domani – giovedì 8 maggio – primo giorno di apertura.

Ascolta l’intervista a Daniela Bruno, direttrice culturale FAI, su Radio Babboleo.

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