Sant’Egidio, 10 anni della mensa di piazza Santa Sabina

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Sant’Egidio, 10 anni della mensa di piazza Santa Sabina

Boom di ingressi a Santa Sabina. Alla mensa 80 giornalieri nel 2015, più di 800 nel 2025. E la “Guida Michelin dei Poveri” torna indispensabile. La Comunità pubblica la nuova edizione

GENOVA – La povertà può far rumore. Si è soliti a ‘sentirla’ per le strade della città, dove molti si trascinano dopo che la vita, con loro, è stata poco gentile. C’è poi la povertà silenziosa, quella celata da “quattro mura” e poco altro. Ci sono anziani con magre pensioni, famiglie monoreddito e bambini.

La mensa di piazza Santa Sabina compie il suo decimo compleanno

Sono i volti che negli ultimi dieci anni hanno seduto alla mensa di piazza Santa Sabina, della Comunità di Sant’Egidio. 800 oggi, 80 ieri, per un totale di oltre un milione di pasti serviti e 20.000 persone raggiunte. Nell’arco di dieci anni, gli ingressi giornalieri alla mensa sono aumentati di 9 volte, un incremento impressionante che riflette la crescente marginalità testimoniata anche dagli ultimi dati Istat. E assieme alla povertà, arriva la solitudine. “Molte persone sono sole, la mensa serve anche a questo” – spiega don Maurizio Scala, responsabile della Comunità – “Santa Sabina è un punto di accoglienza dove si cercano risposte a tante domande, qui cerchiamo di affrontare la povertà e la solitudine, insieme“.

Dove: Mangiare, Dormire e Lavarsi. La Guida alla solidarietà di Sant’Egidio

Domande alle quali la solidarietà risponde. Sant’Egidio pubblica così l‘edizione 2025 del “Dove: Mangiare, Dormire e Lavarsi”, una guida che qualcuno ha ironicamente definito la “Michelin dei poveri“. In totale, 144 pagine di indirizzi utili per chi cerca aiuto in città: 19 mense, 17 luoghi dove dormire, 14 ambulatori, 125 centri di ascolto, e 32 corsi di lingua per stranieri.

Dalla strada alla casa: il modello Housing First per ricominciare

Ma il vero cambio di passo, per uscire dalla povertà, arriva quando si restituisce dignità. Lo spiega Andrea Chiappori, responsabile della Comunità: “Dare una casa è il primo passo per restituire dignità e autonomia, e la nostra esperienza dimostra che funziona”. È il principio dell’Housing First, il progetto che ribalta l’approccio tradizionale: non più un percorso a tappe che richiede di risolvere prima problemi di salute, dipendenze o lavoro, ma una casa subito, come base per ricostruire il resto. Nei sei appartamenti di via Balbi, finanziati grazie al supporto di Costa Crociere Foundation, sono state ospitate 92 persone senza fissa dimora, e 79 sono riuscite a raggiungere l’autonomia abitativa. Un successo possibile grazie ai contributi privati, come quelli della Fondazione Demetrio Canevari e Crédit Agricole ad esempio, ma soprattutto grazie all’instancabile impegno di centinaia di volontari che quotidianamente donano il loro tempo alla causa: “Uscire dalla povertà non è impossibile” – riflette Chiappori – “Insieme possiamo farcela“.

Ascolta l’intervista su Radio Babboleo.

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