Ancora ferme a Genova le 80 tonnellate di aiuti umanitari per la striscia di Gaza, Music For Peace rinnova l’appello: “Lasciateci intervenire”

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Ancora ferme a Genova le 80 tonnellate di aiuti umanitari per la striscia di Gaza, Music For Peace rinnova l’appello: “Lasciateci intervenire”

Continuano a stazionare nel Porto di Genova le 80 tonnellate di aiuti umanitari destinati alla striscia di Gaza. Il carico, sistemato in quattro container presso la sede dell’associazione Music for Peace a Sampierdarena, è pronto alla consegna dal 20 giugno. Il convoglio attualmente fermo contiene soprattutto beni alimentari ma anche medicinali, raccolti direttamente dalla cittadinanza.

All’origine del blocco le interdizioni dei canali e delle strade d’accesso a Gaza, cui si sommano i nuovi provvedimenti restrittivi emanati da una Tel Aviv sorda alle sollecitazioni degli ultimi mesi.

L’ostracismo del governo israeliano e la chiusura degli accessi sfidano i principi stabiliti nel 1949 dalle Convenzioni di Ginevra, pietra angolare del diritto umanitario che impegna gli stati contraenti a garantire, agevolandolo, il passaggio di beni umanitari.

Per fare chiarezza sui recenti sviluppi della vicenda è intervenuto ai microfoni di Radio Babboleo il presidente di Music for Peace Stefano Rebora.

“Stiamo tenendo vive due opzioni – commenta Rebora – La prima è il corridoio garantito ai giordani che dà direttamente su Gaza, coadiuvati dall’Onu. La seconda invece prevede il passaggio via Israele attraverso il patriarcato latino. Abbiamo provveduto a compilare tutti i documenti ed effettuato le interviste del caso al Cogat, organo ministeriale che monitora le politiche civili a Gaza e in Cisgiordania, fornendo tutte le garanzie del caso, senza però ricevere mai alcun feedback o alcuna risposta.

Dopo aver illustrato le possibili soluzioni, Rebora rilancia il suo messaggio, invocando anche un apporto istituzionale per sbloccare una situazione che sta diventando annosa.

“Abbiamo cercato di coinvolgere le istituzioni per facilitare l’ottenimento dei permessi perchè interloquire con questi attori è difficilissimo. Se una Ong e specialmente la nostra, notoriamente impegnata in situazioni di emergenza, non può intervenire, allora non abbiamo più senso di esistere. Una Ong deve poter intervenire, anche in virtù degli svariati accordi internazionali che dovrebbero garantire un corridoio umanitario sempre aperto, e se questi non vengono rispettati non capiamo neanche più dove potremmo arrivare”

Ascolta qui l’intervista integrale di Stefano Rebora ai microfoni di Radio Babboleo.

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